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I Lato B in concerto a Napoli, report live

 

Doppia data campana per i Lato B in questo inizio di weekend ottombrino, giovedì 12 al Cellar Theory di Napoli, venerdì 13 al Draft di Vallo della Lucania (SA).

Genialità, pazzia o puro egocentrismo? Mi ero chiesta nel lancio di questo evento, riservandomi la possibilità di esprimere un giudizio solo dopo aver ascoltato il live, ma partendo già dal “bonus incoraggiamento” per l’audacia nello sfidare un pilastro della nostra scena musicale. Bene, al live ci sono andata, e nello scrivere questo report mi viene in mente solo un sottotitolo: “quando gli amici tornano in città”.

Ma chi sono i Lato B?  Leo Pari, cantautore romano, a fine tour del suo album “Spazio” che chiude una  trilogia iniziata con “Sirèna” e “Resìna” e chitarrista dei ThegiornalistiGianluca De Rubertis from Studio Davoli Il GenioDario Ciffo degli Afterhours Lino Gitto from The Winstons. E come nascono e che progetti hanno? Quello dei Lato B è un progetto collaterale alle consolidate carriere dei quattro artisti, probabilmente 1 o 2 singoli insieme, ci confidano a margine del soundcheck, e album individuali in uscita, all’inizio del nuovo anno un “elettronico” Leo Pari, stesso periodo di uscita per l’album di Gianluca De Rubertis, mentre per ascoltare Dario Ciffo dobbiamo attendere meno, pronto a novembre con un primo singolo in uscita già alla fine di questo mese.

Nascono invece dal genio di Leo Pari, ed è qui che torniamo agli “amici in città”.

Leo ci piace, questo è certo, in passato si è prestato a giocare con noi al “Pari e dispari” permettendoci di entrare anche nel suo privato, affrontando con la sua contagiosa simpatia il tutto. Ci piace la sua simpatia, la sua rumorosa risata ma soprattutto la sua voce quando si impone sul palco e tu resti incantata. Con un “Cellar” pieno, target di età diversi ma alta componente di giovani, Battisti riprende vita e inizia a suonare. Un inizio che è più un ritorno “la collina dei ciliegi”, un evergreen per “Leo Pary” che ci ha deliziato di questo special guest anche nel live di Spazio a luglio, e un messaggio di ottimismo che sembra provenire dal passato ricordandoci che “dietro la collina c’è sempre il sole”. Un repertorio che continua a scorrere come i centilitri di birra in corpo a tutti noi, i messaggi in questo intro si ripetono con “Un’avventura”, passando per “Una donna per amico”, “Acqua azzurra, acqua chiara”, “Dieci ragazze”, “Mi ritorni in mente”, “La canzone del sole”, “Sì viaggiare” fino alla chiusura con “Ancora tu”, la mia preferita.

Banale si potrebbe pensare, suonare Battisti e aspettarsi un pubblico “cantante”, come in quei falò nelle notti di agosto in cui, abbracciata la chitarra, si parte subito di “o mare nero o mare nero o mare nèèè”, ma questo non è una cantata fra amici, è un concerto, è uno show, e il pubblico è pagante. Insomma una bella responsabilità per i quattro amici artisti. La leggerezza con cui tali pilastri sacri della musica nostrana vengono riarrangiati mi lascia colpita, negli anni ’70 Battisti doveva accontentarsi delle strumentazioni dell’epoca, ma adesso, dall’autore di “Spazio” che si barcamena tra synth, consolle e strumenti, un restauro nelle melodie diventano un must. Un restauro che, senza distorcere l’originalità dei suoni, sembra attualizzare un groove del passato, che ha influenzato le generazioni successive. Una scaletta particolarmente azzeccata che riesce a non far calare mai l’interesse né il divertimento dello spettatore, un alternarsi di successi emotivi che lasciano spazio alla pelle d’oca e canzoni che sono grandi classici, intonate a gran fiato dal pubblico quasi a coprire le voci della band.

Egocentrismo o genialità? Avevamo questo dilemma da risolvere in chiosa al live. Direi entrambe. Egocentrismo quello del Pari che ha osato far rivivere uno dei più grandi di ogni tempo, riarrangiando le sue basi che sono state confort zone di almeno quattro generazioni, ma puntando al sicuro essendo la sua voce da sempre accostata a quella di Battisti per la familiarità nella timbrica. Genialità, anche. Quattro musicisti nati tra il ’74 e l’80, anni caldi del Battisti, evidentemente cresciuti con il suo sound ed educati a quella forma di cantautorato, spalle larghe fatte di musica nei propri gruppi messa a disposizione delle nuove generazioni che di Battisti non gli resta che un racconto fatto dalle generazioni precedenti. In una cosa sono rimasti però fedeli al Battisti: niente streaming, niente Spotify né piattaforme, solo video “rubati” su youtube da performance live. E questo equilibrio fra originalità e innovazione ci ha colpiti. Quale conclusione affido a questo report live? “Quando gli amici tornano in città, è sempre un gran bel sentire!”.

 

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