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I martelli nordici picchiano ancora

La loro presenza in città è ingombrante e fa parlare. Si tratta dei Judas Priest, che dal PalaSharp si contendono la scena milanese la stessa sera in cui Bullet, Sabaton ed HammerFall sono pronti a far vibrare i muri del Rolling Stone.
Dopo un iniziale riscaldamento con i Bullet, il vero compito di aprire la strada agli headliner tocca ai più giovani Sabaton. Neanche il tempo di suonare un accordo e si capisce che il pubblico presente, pur limitato in numero, è reattivo e carico al massimo: pochi ma buoni, come si suol dire. La manciata di canzoni in scaletta per Brodén & Co. viene sostenuta da frequenti ovazioni, reazione che strappa un sorriso e una promessa da parte del frontman: i Sabaton passeranno più spesso in Italia.

Calano luci e silenzio ed i cori “Sabaton Sabaton” si tramutano in “Hammerfall Hammerfall”. Complice la presenza di due tracce dell’ultimo album fra i primissimi brani, il pubblico impiega qualche canzone a lasciarsi andare completamente, ed è con “Blood Bound”, quarta canzone in scaletta, che si entra nel vivo. In questa notte di spietata concorrenza metal, anche Joacim ringrazia i presenti per aver scelto di essere con lui piuttosto che con i Judas Fuckin’ Priest, e preannuncia che dal Rolling Stone si uscirà senza rimpianti.
Una buona acustica dà risalto alla prestazione degli svedesi, che per numerose tracce offrono una resa da studio. La qualità più evidente è quella dell’ugola di Joacim Cans, che non si risparmia neanche negli acuti più alti e che quando fa cantare il pubblico non è per facilitarsi il lavoro.

Fra giochi d’acqua e luci laser che aggiungono spettacolo alla già soddisfacente prestazione, il tempo passa senza farsi sentire e così scorrono le tracce, senza pause. I brani imponenti e veloci, come da copione, vengono attenuati dalle melodie di “Glory To The Brave” e, più avanti, di “Between Two Worlds”, i due lenti scelti per la serata.

Quando i martelli nordici salutano fingendo di andarsene, sul nostro taccuino scarseggia lo spazio (al termine della serata avremo annotato ben 19 brani). Neanche il tempo di pensarci e arriva il trittico finale: “Trailblazers”, “Let The Hammer Fall” e la più recente “Hearts On Fire”. Questo concentrato di potenza conferma l’impressione di un concerto ben riuscito e permette di uscire dal locale soddisfatti per qualità e quantità.

Gli HammerFall hanno allestito una scaletta bene assortita, riuscendo anche nell’impresa di inserire sei estratti del nuovo album senza che lo spettacolo o l’entusiasmo ne risentissero.
Joacim e soci hanno dimostrato di saper ancora tenere il palco e stupito per la scelta di non risparmiarsi. Hanno preferito suonare un paio di canzoni in più piuttosto che sprecare tempo in giochi con il pubblico ormai stantii o assoli troppo lunghi (l’unico, di batteria, si è limitato a prolungare di un paio di minuti “Something For The Ages”).
Complimenti e saluti ai Judas, senza rimpianti.

SABATON
01. The Ghost Division
02. Panzer Battalion
03. 40:1
04. Cliffs of Gallipoli
05. Attero Dominatus
06. The Price Of A Mile
07. Primo Victoria
08. Metal Machine + Metal Crue

HAMMERFALL
01. Punish & Enslave
02. Crimson Thunder
03. Legion
04. Blood Bound
05. Renegade
06. Hallowed Be My Name
07. The Abyss
08. Last Man Standing
09. Heading The Call
10. Glory To The Brave
11. Something For The Ages
12. Any Means Necessary
13. Natural High
14. The Way Of The Warrior
15. Between Two Worlds
16. Riders Of The Storm
17. Trailblazers
18. Let the Hammer Fall
19. Hearts On Fire

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