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I milanesi Afterhours ammazzano la domenica

Gli Afterhours, con vent’anni abbondanti di carriera alle spalle, si riconsegnano alla concretezza del contatto diretto col pubblico dentro spazi più discreti. Ritornano alla dimensione dei piccoli club, quelli che avevano imparato a riempire anni fa, prima dell’esplosione del fenomeno e delle collaborazioni internazionali. Quelli dei palchi dove sei musicisti stanno a stretto contatto dandosi quasi fastidio, e dove le alchimie tra di loro possono creare magie esclusive in uno spazio riservato a pochi.

È atto coraggioso, che segue una sottile linea bianca: a Roncade gli Afterhours sono venuti per loro stessi, per imbracciare gli strumenti e generare quell’impreciso timbro quasi orchestrale, vario, a tratti ruvido, in altri momenti semplice. La loro cifra di stile impareggiata. Sempre a trasudare è il loro carattere carismatico, che anche nel riff più scarno nasconde un gusto malato, un’estetica malinconica, sensuale od abrasiva, fortemente rock.

Non solo. Gli Afterhours sono un gruppo compatto di macellai della delicatezza, che non vive di virtuosismi, ma di vibrazioni. “La Sottile Linea Bianca”, “Dentro Marilyn”, “La Vedova Bianca”, “Sangue Di Giuda” sono tutti saliscendi di energia musicale, dove le parole diventano ripetizioni per scandire umori, per riprendere fiato tra i vari picchi di intensità o rabbia. Niente è rassicurante, nemmeno il facile ed amaro accarezzare di “Musa Di Nessuno”; non c’è niente che sappia di lusinga.

Il pubblico di Treviso è caldo senza essere molesto, e chiama per ben tre volte un Manuel autocompiaciuto di ripresentarsi tra applausi e clamore; canta insieme al gruppo i ritornelli di classici come “Plastilina”, “Bye Bye Bombay”, e la riuscitissima “Televisione”, un ondeggiare pregiato dal cantilenare sincopato.

Un pubblico che ha recepito con sbalorditiva immediatezza anche i nuovi brani, e partecipa con immediata, irrazionale empatia alle ritmate “Neppure Carne Da Cannone Per Dio” e “Tarantella All’Inazione”.

La mattanza ha previsto una generosa selezione di brani equamente distribuita fra l’intera discografia, partendo da “Germi” fino a “I Milanesi Ammazzano Il Sabato”; la musica scorre fluida, in intelligente alternanza di intensità, melodia, furia rock ed ironia distaccata. Mai un momento di stanchezza, né di calo, laddove gli Afterhours hanno sempre dato prova di dominare il proprio spazio con disinvoltura, e disinteressata volontà di esorcizzazione.

Come è giusto che sia nel loro caso, non è stato un confronto, ma una lezione frontale, dove chi stava dietro al bancone con forchetta e mannaia, per sezionare e delibare, ha messo sul piatto ciò che desiderava senza risparmiarsi.

Ed il loro bisogno catartico è infallibilmente giunto a destinazione.

You Know You’re Right
La Sottile Linea Bianca
È Solo Febbre
Dea
Strategie
Varanasi Baby
I Milanesi Ammazzano Il Sabato
Tutti Gli Uomini Del Presidente
Dentro Marilyn
Ballata Per La Mia Piccola Iena
Neppure Carne Da Cannone Per Dio
Pelle
Due Di Noi
L’Estate
La vedova Bianca
Riprendere Berlino
È La Fine La Più Importante
Musa Di Nessuno
Tarantella All’Inazione
Il Sangue Di Giuda
Plastlina
La Mia Città
Televisione
Quello Che Non C’è
Milano Circonvallazione Esterna
Non È Per Sempre
Bye Bye Bombey
Orchi E Streghe Sono Soli

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