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I numeri primi fanno tombola

La tavola rotonda de “La Solitudine Dei Numeri Primi” si apre con una precisazione del regista Saverio Costanzo. “Vorrei fare una premessa – dice – temo che si sia creata un’aspettativa eccessiva riguardo a questo film. Ero a Roma e la settimana scorsa è stata la più lunga della mia vita. In ogni giornale leggevo cose come “trepidante attesa”, “grandi aspettative”. Bisogna andarci piano con gli aggettivi, arrivare al cinema rilassati. Lo ammetto, purtroppo non ho girato il Gattopardo, è solo un film!”. Alla conferenza, oltre al regista, sono presenti Paolo Giordano, scrittore del romanzo da cui è stato tratto il film, l’attrice Alba Rohrwacher e l’attore Luca Marinelli.

Una domanda per Paolo Giordano e Saverio Costanzo: com’è stato il vostro primo incontro?
Saverio Costanzo: Come ho già detto in altre interviste, il produttore Gianani mi fece leggere il libro e mi propose di farne un film, ma all’epoca stavo lavorando ad un altro progetto e la storia d’amore non è esattamente nelle mie corde. Poi, devo essere sincero, il successo commerciale del libro è cresciuto, è diventato una cosa grande e così mi sono proposto come sceneggiatore. Alla fine, mentre ci lavoravo con Paolo, ho deciso di curare anche la regia.
Paolo Giordano: Di solito, quando si vendono i diritti di un film, ci si basa più sulla produzione che sul regista. È una questione di guadagno. Il mio caso è stato diverso: è stato l’incontro con Gianani prima, e con Saverio poi, a convincermi, sapevo che sarebbe stato in buone mani.

Che cosa ti ha convinto a girare il film?
Costanzo: Le due immagini iniziali: l’incidente sugli sci e la morte della sorellina. Credo ci sia qualcosa di miracoloso in quelle pagine: sono la la materializzazione del dolore puro, originario. È impossibile non immedesimarsi in quell’inadeguatezza.

Il tuo film può essere considerato una storia d’amore?
Costanzo: In un certo senso si, ma non è per questo che l’ho scelto. Non l’avrei mai girato se fosse stato solo questo. Credo sia più importante lo stravolgimento che attraversano i corpi dei due protagonisti, la metamorfosi che compiono, è una sorta di epica del corpo.

Com’è stato per gli attori, dover ingrassare e dimagrire in così poco tempo?
Alba Rohrwacher: Per me è stata una grande opportunità, mi ha aiutata molto ad entrare nel personaggio, a capirlo fino in fondo. Inoltre, tutto il processo ha richiesto una preparazione che ho vissuto con Luca, tra di noi si è creato un rapporto sincero prima d’iniziare le riprese.
Luca Marinelli: All’inizio è stato difficile, il fatto di dover ingrassare mi ha messo ansia e ha coinvolto il mio umore e il mio modo di rapportarmi agli altri; è incredibile quanto il cibo influisca sulla vita.

C’è un forte contrasto tra l’incomunicabilità dei personaggi e la colonna sonora assordante…
Costanzo: Si, ho voluto caricare di suoni e rumori il film per rappresentare la distrazione in cui sono immersi i personaggi per vent’anni e allo stesso tempo per sottolineare, per contrasto, il silenzio della parte finale. Vorrei che il pubblico sentisse le parole scritte in quel silenzio.

Paolo, hai visto il film finito? Cosa ne pensi?
Giordano: Avendo collaborato a scrivere la sceneggiatura sapevo a grandi linee cosa aspettarmi, anche se la trasposizione da testo a immagini è sempre incredibile, un grande salto. Ma quando ho scelto di vendere i diritti del mio libro ero consapevole del fatto che sarebbe stata l’opera di un’altra persona, non mi dispiace, non sono possessivo nei suoi confronti. La cosa strana è che per la prima volta, guardando il film, mi sono commosso.

Nel film aleggia un’atmosfera horror, perché questa scelta?
Costanzo: È molto difficile rappresentare il dolore, avevo paura di cadere nel ricatto. Il genere horror offre l’occasione di parlarne in modo ironico, di schematizzare il dolore e di renderlo più accessibile.

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