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I nuovi alieni del pianeta Fabbrica

È la sua seconda volta a Venezia. In principio fu “Bianciardi!”, documentario sullo scrittore e giornalista italiano. Ora è la volta di “Hai Paura del Buio”, presentato nella Settimana della Critica, firmato Massimo Coppola e coprodotto dalla fedelissima Mtv. Abbiamo incontrato il regista e ci ha raccontato gli ingredienti del suo film.

La prima domanda è sul titolo: è un omaggio al disco omonimo degli Afterhours?
Cerco sempre delle citazioni per i titoli dei miei lavori. “Hai Paura del Buio” è stata una coincidenza, ma mi fa piacere poiché Manuel Agnelli è un mio amico, lo stimo molto e il disco era davvero eccezionale. La differenza, però, è che a differenza del disco, qui non c’è il punto interrogativo.

I tuoi lavori passati sono documentari, sembri sempre alla ricerca della verità. Credi ci siano anche forme diverse per raccontarla?
A dire il vero credo che la verità non esista, solo gli scienziati possono aspirarvi, ed anche in quel caso sarebbe un elemento pronto a modificarsi, come la temperatura di una stanza che cambia a seconda delle persone che entrano. Quello che cerco di fare è avvicinarmi all’autenticità, alla sincerità. E probabilmente non esiste un solo metodo per arrivarci: ora può essere il realismo di un documentario, ora una storia di finzione.

Il film è ambientato in una città del meridione, in provincia di Potenza. Il lavoro sarebbe stato lo stesso se fosse stata una città del nord Italia?
I posti scelti per un film sono importantissimi e inevitabilmente il risultato sarebbe stato molto diverso se avessi ambientato “Hai Paura del Buio” in altri luoghi. Sia Melfi che Bucarest offrono paesaggi unici da riprendere. Melfi è un paese di provincia dove la Fiat è entrata con irruenza, dimenticando i 150 anni di sviluppo industriale che – al contrario – ha avuto il nord; Bucarest regala inquadrature impossibili da fare in altri luoghi, anche il cemento utilizzato per le costruzioni ha una consistenza diversa che emana luce in maniera unica.

“Hai Paura del Buio” è stato scelto nel cartellone della Settimana della Critica, la rassegna che ogni anno offre ottimi spunti di cinema mondiale. Il tuo lavoro – per usare un nonsense – sembra davvero poco italiano, in cerca di un modo tutto suo di seguire il racconto.
Il nostro paese sta diventando quello che a me non piacerebbe diventasse, purtroppo. L’aggettivo italiano, dunque, ha assunto un’accezione negativa e a me dispiace molto. Però non credo ci sia un filone nazionalista, il cinema è arte, non è la nazionale di calcio. Io non potrei dirigere i miei lavori diversamente e mi cibo cinematograficamente di tutto, dai maestri del passato, fino a quelli contemporanei, dove un regista come Garrone porta a testa alta il nome del cinema italiano.

Nel tuo film una famiglia del sud Italia accoglie in casa una ragazza rumena. Strano in tempi di paura del diverso, no?
Magari la scelta di portare in casa una ragazza che trovi a dormire nella tua macchina è inevitabile quando non puoi permetterti neanche un minuto di ritardo al lavoro. Probabilmente era la cosa più semplice da fare, poi l’accoglienza arriva quando la madre pensa a lei come una possibile badante e il padre si trova dinanzi una bella ragazza bionda, con gli occhi chiari e dal volto pulito. Una ragazza che non farebbe paura a nessuno, si dimostra così fin dall’inizio. Forse è ottimismo, forse no, non saprei dirlo. Ma anch’io avrei portato a casa una così!

Con un volto associato alla rete musicale per eccellenza (Mtv) non può passare inosservata la colonna sonora.
Le protagoniste del film vengono fuori dall’ambiente della fabbrica, i Joy Division sono stati un gruppo formatosi a Manchester, che è la città industriale inglese per eccellenza. Mi sembrava adatta l’atmosfera post-punk, tranne quando le ragazze ascoltano musica che passa in tv, in quei casi un brano è di Pj Harvey e l’altro di Tiziano Ferro.

Mtv ha coprodotto il film. La vostra è un’unione lavorativa che dura da tempo e che continua a riporre fiducia in te.
Ho sempre avuto grande libertà con Mtv, anche perché non potrei lavorare diversamente. Credo che le persone ai vertici di Mtv potrebbero avere in mano la tv nazionale, perché sono persone che lavorano bene e con le quali, ormai, ho anche un grande rapporto d’amicizia. Continuano a darmi fiducia, e restano soddisfatti dai miei lavori. Cosa potrei volere di più?

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