Home > Interviste > I Vanzina sotto l’ombrellone

I Vanzina sotto l’ombrellone

Il cine-ombrellone, o come alcuni critici tengono a puntualizzare, fieri di aver coniato il neologismo, cine-cocomero è stata l’invenzione 2008 dell’intramontabile ditta Vanzina. Dopo “Un’Estate al Mare” quindi, eccoli per il secondo anno consecutivo a infrangere il tabù molto italiano della sala piena mentre fuori si superano i trenta gradi. I due fratelli più premiati dal botteghino si apprestano a consegnare 600 copie della loro ultima fatica, “Un’Estate ai Caraibi”, alle sale e multisale più condizionate dello stivale.
Alla conferenza stampa per la presentazione ci sono tutti e due, Carlo ed Enrico, insieme al ricco cast: da una parte i tre toscanacci, Martina Stella, Paolo Ruffini, Paolo Conticini, dall’altra i tre romani de Roma, Gigi Proietti, Enrico Brignano, Maurizio Mattioli, un po’ più in là il napoletano Biagio Izzo e la ceca (ma ci vede benissimo, ci spiega Izzo) Alena Seredova. Tra aneddoti sulla lavorazione e battute in dialetto, si crea più di un’occasione per qualche risata. Carlo Vanzina parla della struttura intrecciata del film, fatto di cinque ministorie, ed elogia Antigua, set ideale per girare un film a gennaio, e ormai quasi una Little Italy dei Caraibi.

I vostri film fanno parte del filone della commedia italiana ambientata all’estero, in posti esotici. Un tempo poteva essere un richiamo per il pubblico, ma adesso? Voi stessi dite che Antigua ormai la conoscono tutti.
Gigi Proietti: Ma infatti io volevo proporre ai Vanzina un film dal titolo “Natale a Casa”, con sotto al titolo “Ma ‘ndo cazzo annate?”. Cosa fanno gli italiani che restano a casa? Si gioca ancora a tombola a Natale?

Alena Seredova: Io non sono d’accordo: vorrei continuare a fare film in posti come Antigua. È stato bellissimo.

Nel film vi è un continuo scambio di soldi, si vedono passaggi di banconote in moltissime scene. Un segno della crisi?
Carlo Vanzina: Quando scriviamo un film sentiamo l’umore generale del Paese, quello che si dice per strada, si leggono i giornali, quindi è naturale che i soldi c’entrino. Ma vorrei far notare che non abbiamo lasciato da parte i sentimenti, come dimostra la storia con Proietti protagonista.

Gigi Proietti: E poi da sempre i temi principali della commedia sono i soldi, così come il sesso, si sa che sono quelli i tiranti principali della società.

Come funziona la sceneggiatura? Scrivete già pensando all’attore?
Enrico Vanzina: Nel cinema italiano si usava dire che si sceneggiavano dei contratti, tanto era forte il richiamo dell’attore in un film. Penso ad attori come Alberto Sordi, Paolo Villaggio. Nel nostro caso l’unico problema stavolta è stato il personaggio di Proietti, in quanto subivamo un po’ il successo avuto da Gigi nell’ultimo film, “Un’Estate al Mare”, e sapevamo che sarebbe stato difficile replicarlo. Volevamo riprendere quel personaggio, poi abbiamo deciso di cambiare storia.

Carlo Vanzina: Io ci tenevo particolarmente a inserire un episodio con dei giovani, quindi ho scelto i tre toscani e per loro sono stato disposto a tornare ad Antigua a girare altre scene. Non l’avrei fatto neanche per Sean Connery.

Aneddoti divertenti durante le riprese?
Paolo Ruffini: Abbiamo scoperto che Martina Stella ha paura degli uccelli, nel senso dei pennuti. Una sera mentre eravamo in albergo è entrato un piccione e lei si è messa a urlare e a dare di matto.

Enrico Brignano: La scena in cui sono a letto con la ragazza russa è stata uno spasso. Non mi sono mai divertito tanto. Non la scorderò mai. Ma anche girare in auto ad Antigua con Maurizio Mattioli alla guida è stata un’esperienza indimenticabile. Prima di fare la scena dell’incidente con il verdumaio, come lo chiama Maurizio, ho telefonato a casa pensando che era l’ultima volta che sentivo i miei.

Carlo Vanzina: Poi c’è stato il sosia di Berlusconi (il premier compare nel film come personaggio della storia, ndr) che in un ristorante è stato scambiato per quello vero, visto che il presidente del consiglio ha una casa ad Antigua.

Scroll To Top