Home > Recensioni > Ian Vincent: Unalaska
  • Ian Vincent: Unalaska

    Ian Vincent

    Loudvision:
    Lettori:

“I can change everything I can touch”. Bene così

Giacomo Giunchedi, giovane autore abruzzese già membro dei LA N, ha datto alle stampe in questo inizio 2013 “Unalaska”, secondo lavoro sotto il nome di Ian Vincent e ideale seguito di “We Were There”, uscito 3 anni fa. Molto più vario rispetto al precedente, questo lavoro affonda le radici nel lo-fi più minimale e introspettivo, con episodi davvero notevoli quali l’apertura “Cigale” e “Dragonfly Songs”. Nei confronti dei LA N, che avevano un’anima decisamente più hard e prog, qui emergono tutte le idee e le intenzioni che Giacomo avrebbe potuto portare in un gruppo ma che ha preferito far confluire in un suo progetto solista. E quindi eccovi Ian Vincent con 8 tracce pronte a rilassarvi e farvi viaggiare.

Una peculiarità di questo disco è il volume delle parti vocali: appena sussurrate, minimali, con arpeggi di chitarra ed effetti che a tratti la sovrastano (“Tell It Like It Is”, eterea) senza però farle passare eccessivamente in secondo piano. La parte strumentale di “Somewhere Else” ci riporta ai JJ72 di “Sinking”, seppur in versione più light. Condita da una splendida doppia voce maschile-femminile è sicuramente il punto più alto di tutto il disco. “Being Here” poi ci dimostra quanto i Beatles abbiano influito nella registrazione di questo disco, e ciò non può che giovare. Un disco che sa colpire, sa emozionare e ci fa capire quanta buona musica rimanga nascosta in garage o in piccole stanze. Questo è il secondo caso.

Pro

Contro

Scroll To Top