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iBerlino: Hai Mai Mangiato Un Uomo?, il nuovo disco brano per brano

 

Un titolo forte come “Hai Mai Mangiato Un Uomo?” non lascia presagire atmosfere solari e andamenti pop da diffusione radiofonica. Insomma di certo siamo nel mezzo della scena indie, seguendo i sentieri più oscuri dove l’espressione musicale e la forma canzone prendono derive concettuali e psichedeliche prive di normalità e riferimenti quotidiani. Un disco che cerca di vestire il suono e la parola senza un preciso ordine, senza una matrice ricorsiva che somigli a un inciso o a una strofa – eccezione fatta per alcuni momenti come l’ultima suite assolutamente destabilizzante dal titolo “Non Si Può Vietare In Un Deserto”. Suoni che provengono da lontano e scenari post-atomici che mi rimandano ai romanzi futuristici e ad un mondo di robot umanizzati e di rivoluzioni concettuali. Insomma, il nuovo disco degli iBerlino sfida e provoca l’abitudine. Il nostro consueto zoom lascia spazio agli artisti per raccontarci il disco track by track.

iBerlino, “Hai Mai Mangiato Un Uomo?” brano per brano

Intro

Ci è sembrato giusto creare questo piccolo preambolo di mezzo minuto per far capire all’ascoltatore in cosa stesse entrando: un ambiente notturno in cui ci si fanno domande scomode e si confessa la presenza di violenza impulsiva nella nostra mente, un “ma ho pensato veramente questa cosa?”. Il disco non è però un inno alla violenza, piuttosto una confessione di come a volte la mente vaghi come una macchina senza destinazione, di notte, e di come sia facile smarrirsi. I tre versi sono presi da “Come andar di notte”, uno dei brani chiave del disco. Potremmo definire “Intro” come un “Come andar di notte – part I”. Uno di questi versi dà anche il bizzarro titolo al disco “Hai mai mangiato un uomo?”.

Senti Il Cielo Come Me

È un brano nato durante le prove di un live e inserito ed eseguito in scaletta quella stessa sera. E’ stato il primo della serie: “usiamo pochi versi e ripetiamoli”, cosa che accadrà anche in “L’età dell’innocenza”. Lo spunto è particolare: abbiamo pensato a vecchie canzoni elettroniche e da discoteca Anni ’90, dagli Air ai Daft Punk, fino a nomi improbabili che è meglio non citare e che avevano pochi versi in inglese… solo che noi l’abbiamo fatto in italiano. “Senti il cielo” è una canzone spensierata, forse l’unica solare – tenendo l’atmosfera urbana delle altre -  in tutto il disco. Il brano tuttavia riassume le sonorità dell’intero album, non ha caso è stato posto dopo l’Intro: sintetizzatori Korg, una tastiera Anni ’80, chitarre elettriche, batterie quadrate.

La Partenza

Brano nato da una discussione tra Mirko e suo padre conclusa con “in un viaggio la partenza è più importante dell’arrivo”. Se sbagli l’inizio manderai avanti qualcosa di sbagliato. Il concetto è diventato poi il verso centrale della canzone. E’ un brano venuto su abbastanza rapidamente, uno dei rari casi in cui hai prima un testo che attende di salire sulla musica giusta. La musica giusta è passata, il passeggero è salito. Ed è partito.

????????????????Neve

Inizialmente si trattava di una sessione strumentale, poi è arrivato questo testo di Luca Di Francescantonio, fratello di Mirko, che ha chiesto se potevamo musicarlo per un video che stava per produrre. Lo abbiamo così provato su quella stessa sessione strumentale e piano piano è entrato nelle nostre attenzioni. E’ fondamentalmente un reading spezzato dal ritornello cantato da Susanna Regazzi, special guest di questo e di altri brani. Non abbiamo mai chiesto di cosa realmente parlasse il testo, lo abbiamo interpretato a modo nostro: “sangue, neve, qualcuno te lo dirà”… sembra quasi un avvertimento brutale…. c’è rabbia, c’è rancore, almeno nella nostra versione.

Fotografia

La registrazione presente nell’album è la prima in assoluto e la canzone non è mai stata provata in precedenza. “Buona la prima” a tutti gli effetti. Durante le sessioni del disco Fabio aveva questi accordi e Mirko ha chiesto di continuare a suonarli mentre frugava tra i fogli per cercare questi due testi – inizialmente destinati a due vecchie canzoni ma che in realtà parlavano della stesso ricordo – che ha cantato in quel momento. Roberto (Rettura) stava registrando tutto. Finita la sessione ci siamo guardati e abbiamo capito che avevamo fatto qualcosa di speciale e di imprevisto. Un vecchio granuloso ricordo estivo salvato da quegli accordi di chitarra e tornato a galla.

L’età Dell’innocenza

Se vivi in una città universitaria come Bologna vedi spesso negli universitari il passaggio da uno sguardo più innocente e socievole a uno più istintivo, introspettivo e curioso…. talvolta animale.  E’ un brano che parla di sessualità e usa due semplici versi: “L’età dell’innocenza è passata / hai curiosità”. Pensandoci adesso avremmo potuto chiamarlo “Scopriti”, sarebbe stato un bel doppio senso. Anche questo accade in città.

Un Seme

È la storia di un addio o forse di un arrivederci tra un vecchio uomo e una giovane ragazza. E’ “off topic” dal resto del disco, una ballata semplice che richiama sonoramente le vecchie produzioni della band, quando dal vivo portavamo brani più cantautorali: il ponte con il passato. Tuttavia nel traffico e nell’oscurità cittadina che si respira in tutto il disco è una pausa spiazzante, dolce, melanconica e romantica. Una ritrovata umanità dopo tanti pensieri scuri. Un bel momento di stacco nelle recenti esibizioni dal vivo, talvolta destinato ad essere proprio l’ultimo: il finale del concerto con cui salutiamo il pubblico.

Come Andar Di Notte

Il brano che riassume tutto lo spirito tematico dell’album seppure il più vecchio: esiste da diversi anni ma non ha mai trovato una collocazione nella precedente discografia. È urbano, notturno. Molto tempo fa fu proposto dal vivo e non dimenticheremo mai la faccia turbata dei dannati ragazzini nel locale quando venivano pronunciati i versi “Hai mai colpito un uomo? Hai mai ucciso un uomo? Hai mai mangiato un uomo?”.

Non Si Può Vietare In Un Deserto

Questa è stata una lunga sessione improvvisata che abbiamo deciso di tenere integralmente. Una lunga traccia giocata sull’attesa: qualcosa sta per accadere, personaggi si affacciano nello scenario minimale che ascoltiamo. Parla della libertà della solitudine, non sempre dai risultati piacevoli poichè porta ad amarezza, rassegnazione e follia ma talvolta anche a liberazione. Durante le registrazioni passò a trovarci la nostra amica Susanna Regazzi e le abbiamo chiesto di improvvisare delle tracce vocali. Il risultato è a nostro parere notevole: parte come un road trip e finisce come qualcosa di Trip-Hop. Non abbiamo mai nascosto il nostro amore per il genere di Bristol. Susanna farà parte di alcuni dei nostri spettacoli dal vivo, è effettivamente il terzo membro di questo disco poichè la troviamo in ben 4 tracce.

 

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