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Tanto rumore per nulla

Gli Iceage, giovane quartetto danese, esordiscono con quest’album di pessimo post punk.

L’intro, un’accozzaglia di rumori a casaccio, ci fa temere il peggio, che puntualmente arriva. Suoni dissonanti spesso oltre il limite del fastidio, voce spenta e mancanza di coordinazione fra i musicisti sono la costante dell’album.

Compositivamente la band non fa altro che riciclare la new wave già a propria volta riciclata dall’indie, cercando di mascherarla con un po’ di punk hardcore buttato dentro.
Il risultato complessivo è un album deprimente e fastidioso al tempo stesso, che ha il solo pregio nell’essere piuttosto breve.

È difficile intuire quale idea artistica possano avere gli Iceage. Se quest’album è il loro tentativo di fare della musica “moderna”, idea pretenziosa già in partenza, il risultato è doppiamente pessimo: sia per l’infima qualità musicale sia per la modernità solo presunta, perché qui non si fa altro che prendere il già ritrito misto di indie e new wave suonandolo male e arrangiandolo peggio.
Se si dovesse fare un paragone, sembrerebbero i Franz Ferdinand sotto ketamina presi pure in brutto trip da allucinogeni.

Pro

Contro

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