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IFFR 2010: Rotterdam, loud films, loud music

Strano a dirsi, oggi in programma a Rotterdam c’era l’esordio nel cinema di Omar Rodriguez-López dei Mars Volta. L’opera in questione si chiama “The Sentimental Engine Slayer“, scritto, diretto, prodotto e interpretato da Rodriguez stesso, parlato più in spagnolo che in inglese.

Berlam è un giovane timido e confuso che non riesce ad avere rapporti con le donne ma ha un’insana attrazione per la sorella Nati. I suoi amici continuano a spingerlo verso un gruppo di prostitute, ma anche verso il gioco d’azzardo e la droga. Gli ingredienti dell’operazione sono chiari: i continui flashback e flashforward di Iñárritu, la solidarietà con gli imbranati tipica del cinema indie, la slapstick comedy. Tutte ottime intenzioni, ma Rodriguez allunga troppo il brodo, creando sequenze ridondanti e noiose anziché concentrando battute e trovate visive. Non è un brutto film, anzi riflette bene l’affabilità e l’allegria dell’autore, però la prossima volta è meglio che si affidi ad un montatore più spietato.

Ancora sul fronte musicale, uno dei film più interessanti in programma è un vecchio e rarissimo classico, “Dogs In Space” di Richard Lowenstein; costui è famoso in Italia per aver diretto nel 2001 “E Morì Con Un Felafel In Mano”, una coproduzione Fandango. Quel film era dedicato a Michael Hutchence, di cui Lowenstein era grande amico e per il quale (cioè per gli INXS) aveva diretto svariati video. Hutchence è anche il protagonista di “Dogs In Space”, un amarcord australiano girato nel 1986, visionario e coloratissimo, ambientato nell’ambiente punk di Melbourne a fine anni ’70; benchè non abbia una vera e propria trama, la macchina da presa segue sinuosamente i personaggi (musicisti, studenti, attivisti) che popolano una casa tanto vivace quanto lurida, tanto creativa quanto caotica.

È evidente l’affetto con cui il regista ci rende partecipi dei sogni e dei drammi di questi ribelli senza causa, sognatori in cerca di un senso, uniti dall’amore per la musica. La fine dei sogni avviene quando un personaggio chiave muore di overdose: come dice l’ultima canzone, rimane solo “room for memory”, mentre il buio invade lo schermo e Hutchence si fa sempre più piccolo.

E ora due parole su “Trash Humpers“, l’ultima fatica di Harmony Korine. Autore controverso, amato o disprezzato, dopo il fiasco di “Mister Lonely” era scomparso, Ora ritorna con un video a bassissima definizione che illustra le imprese di tre personaggi dalle maschere deformi: scoparsi (cioè, mimare l’atto) bidoni della spazzatura, cantare canzoncine, chiacchierare con casi umani trovati letteralmente on the road. È una sorta di “Idioterne” moderno? Una sana provocazione? Un inno alla gioia e alla libertà? Secondo chi scrive, Korine è un individuo di rara ipocrisia e arroganza, che si diverte a mettere in scena le prime cazzate che gli vengono in mente dalla posizione privilegiata di “regista underground di culto”, con risultati noiosissimi.

La codardia di questa operazione è sottolineata dall’ipocrita finale del film, in cui i personaggi brutti sporchi e cattivi rivelano di avere un’anima gentile. Vale la pena di aprire una discussione? No, meglio dedicarsi al buon cinema.

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