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IFFR 2010: Rotterdam, loudest festival in Europe

Ci si trova a Rotterdam, in Olanda, per seguire il meraviglioso International Film Festival Rotterdam, un’avvenimento riportato solo da poca stampa specializzata ma meritevole di grande attenzione.

Come ogni anno, grande importanza viene giocata dai film delle periferie del mondo, con una nutrita squadra di film provenienti da Asia e Africa. L’Africa, in particolare, ha tutta una sezione dedicata, dal nome “Where Is Africa?” che comprende, fra gli altri, “BZV” dell’americano Kevin Jerome Everson, girato a Brazzaville (Congo) con la popolazione locale, e “Cameroon Love Letter For Solo Piano” del regista/jazzista filippino Khavn De La Cruz. L’Asia riempie parte del cartellone con le due personalil su Yoshida Kiju, eroe della Nouvelle Vague giapponese, e Sai Yoichi, collaboratore dei più famosi Nagisa Oshima e Takeshi Kitano.

E poi le consuete sezioni del festival: i film in concorso che si contendono i Tiger Awards, il programma “Bright Future” dedicato a nuove ed originali forme di cinematografia, “Spectrum” che contiene i best seller dei maggiori festival europei ma anche una selezione di film relativamente accessibili, e “Signals“, una sezione dalle molte anime, tutte avanguardistiche e volte al futuro della cinematografia.

Fra i capolavori visti in questi primi giorni di festival, spicca la nuova opera di Bong Joon-ho “Mother”: una madre coraggio che difende il figlio scemo accusato dell’omicidio di una ragazzina che si dava a tutti tranne che a lui. Come sempre nel cinema di Bong, le false piste si susseguono e fanno danzare il film (e la madre coraggio, in una cornice surreale e inquietante) fra denti rotti, schizzi di sangue, insensatezza gratuita fino alla soluzione del caso, che strizza l’occhio a “Memories Of Murder”. Può piacere o no, ma il rischio della maniera è dietro l’angolo.

Dal Giappone arriva invece l’indipendente “Autumn Adagio” di Tsuki Inoue, la storia di una suora di mezza età che all’improvviso si accorge di avere sprecato tutte le possibilità di amare – e di amarsi. Il catalizzatore della sua rinascita sarà la musica, che le consentirà di fare pace col proprio passato e godersi di più il futuro. Una storia delicata, gestita però con potenza e acume rari. La protagonista Rei Shibakusa ha composto e suonato le bellissime musiche. È un peccato che Inoue non abbia avuto i fondi per girare in pellicola questo film pieno di paesaggi autunnali; speriamo che la resa in digitale non ne comprometta la distribuzione.

Sul fronte horror c’è un altro coreano, “Possessed” di Lee Yong-Ju. Una ragazzina scompare, la madre fanatica cattolica non sembra molto dispiaciuta, i vicini di casa passano il tempo a fare riti pagani sanguinari e vengono suicidati l’uno dopo l’altro in modo bizzarro. La sorella maggiore della ragazzina tenta di indagare e di vincere lo scetticismo della polizia, ma i colpi di scena riservano molte sorprese e molti balzi sul sedile. Forse troppi. Nel complesso il film è ben girato ed interpretato, ma la sceneggiatura inutilmente intricata rischia di disperdere la tensione e l’unità dell’opera. Rimane comunque uno degli horror più inquietanti degli ultimi tempi.

Stay tuned per il prossimo reportage, mentre la neve cade abbondante sui canali.

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