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Il Ballo dei debuttanti

Sette prime mondiali per sette paesi del mondo. Sette autori per sette regie d’esordio. La Settimana Internazionale della Critica, alla sua 23° edizione, continua il percorso alla scoperta di nuovi talenti, linguaggi e vie espressive. Si conferma un palcoscenico importante per realtà che, spesso, faticano a venire alla luce. La scelta di proporre unicamente opere prime, allontanandosi dalla sezione cugina di Cannes che accoglie anche le seconde, ha reso la SIC una sorta di osservatorio degli esordi, come ci rivela con un po’ d’orgoglio Francesco Di Pace, delegato generale della selezione.

Il programma di quest’anno si presenta con un grande valore d’internazionalità, dall’oriente arrivano due film, il cinese “Cetriolo” e “SellOut!”, una piccola sorpresa del cinema malese…
È un film curioso, con un budget non molto alto che però fa di necessità virtù. Con i soldi che ha a disposizione costruisce un musical, una commedia satirica piuttosto ricca visivamente, un film atipico, insomma. Siamo stati molto contenti di trovare questa opera in Malesia perché ci ha aperto ancora un altro orizzonte. Il film cinese, invece, è molto importante perché è sempre più difficile trovare un film che venga dalla Cina indipendentemente dai poteri e della censura. È di un giovane ragazzo che ora ha la porta aperta. Perché è un film girato in alta definizione e se lo porterà sotto braccio probabilmente senza passare per gli uffici della censura.

Di europeo, invece, sono in programma “Lonsj”, norvegese, e “Pinuccio Lovero”, italiano, entrambi fuori concorso.
Il norvegese ci piaceva molto. Siamo stati in dubbio fino all’ultimo se metterlo in concorso o no, dopodiché si è cominciata a concretizzare la possibilità di fare, in concorso, sette prime mondiali. La cosa ci ha un po’ solleticato e per non rinunciare del tutto a questo film (già proiettato nel suo paese, ndr) abbiamo pensato di farlo diventare il film d’apertura. Il film italiano è un piccolissimo documentario semiserio sulla figura curiosa di un personaggio pugliese che vuole diventare il guardiano di un cimitero. Si chiama Pinuccio Lovero ed è di un giovane regista, Pippo Mezzapesa, di cui sentiremo parlare.

L’altra opera prima italiana è di Gianni Di Gregorio. Sembra che gli sforzi del cinema internazionale verso i giovani siano rivolti, in Italia, verso un cinema della maturità.
È vero, abbiamo un esordiente di 59 anni. Sul cinema italiano siamo molto attenti. Siamo stati molto rigorosi in passato e siamo stati accusati di non capirlo del tutto. In realtà lanciavamo un grido d’allarme che esisteva anni fa e esiste tuttora. Il sistema cinema non funziona molto bene in Italia: i giovani non riescono ad uscire ed è tutto stretto in un duopolio, che è Rai e Medusa, che consente di fare cinema solo quando è abbastanza garantito negli incassi futuri e nello sfruttamento televisivo. Scegliendo Di Gregorio vogliamo dire “vedete quanto è difficile esordire“.

Una delle linee guida che attraversano trasversalmente le pellicole del programma di quest’anno sembra essere il modo di affrontare la vita, spesso mescolando dramma, commedia e grottesco. Una ricerca di positività?
Ci sono curiosamente diversi film che parlano di cose tragiche ma in maniera ironica. Il bosniaco è una commedia molto laconica e surreale che racconta la vita dei guardiani notturni (proprio questo il titolo del film, ndr) di un grande magazzino alle prese con i problemi della vita quotidiana. È ovviamente una metafora della situazione della Bosnia e dei Balcani post-bellici. Si allude a catastrofi e a uno smantellamento materiale ed esistenziale: una maniera di affrontare i drammi contemporanei con un tono da commedia, che può solo farci piacere.

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