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Il bis, cinque mesi dopo

Il Six Worlds Tour dei Pain Of Salvation prosegue il suo peregrinare europeo prima di volare oltre oceano per una sei-giorni brasiliana in compagnia degli Evergrey. Le intenzioni della band di dividere il tour in due parti sono valide, ma problemi organizzativi non meglio precisati li costringono praticamente a ritornare anche con questa seconda parte nelle medesime località già toccate nella prima, mancando del tutto l’appuntamento con paesi quali Spagna o Grecia.

Per una volta noi italiani siamo fortunati, potendo godere complessivamente di tre date tutte nostre.
Il rischio di assistere ad un concerto fotocopia di quello messo in scena nemmeno cinque mesi prima a Milano è elevato, tanto più che anche il gruppo spalla è rimasto lo stesso: i Dark Suns. Daniel Gildenlöw prima del concerto ci comunica che la scaletta era stata strutturata per essere suonata sempre in posti diversi, dunque non c’era sostanziale motivo di modificarla, visto anche la difficoltà di cambiare sul momento le grafiche di fondo. Ci armiamo di pazienza e ci prepariamo a questo “nuovo” spettacolo, tutto sulla falsa riga della data milanese.

Aprono i Dark Suns verso le 21.30, ripresentando anch’essi praticamente una scaletta immutata e senza sorprese. Le note di “The Euphoric Sense” ci introducono nel clima denso e profondo tipico della band teutonica. Seguono da presso altri brani, tutti estratti dall’ultimo album Existence, quali “Her And The Element”, “You, A Phantom Still”, “Anemone”, “Abiding Space” e “Patterns Of Oblivion”, quest’ultima veramente da brividi. Le tastiere di Thomas Bremer creano l’ambiente sonoro in cui tutti gli altri strumenti si immergono, donando allo stesso tempo pace e solennità. Le molte date del tour condivise con i Pain Of Salvation hanno rafforzato la sicurezza e la convinzione nei propri mezzi del combo tedesco, che sembra meno timido e più disinvolto di come era apparso solo pochi mesi prima. Continuano ad impressionare le doti di Niko Knappe, brillante sia alle pelli che alla voce (certo, resta comunque forte la sensazione che questo duplice ruolo costituisca un fattore limitante), mentre piace assai meno la regolazione dei volumi delle chitarre, che più di una volta sembrano svanire fra le note degli altri strumenti. Nessuna sorpresa per quanto riguarda la setlist, priva di brani dal più opethiano “Swanlike”. Confermati.
[PAGEBREAK] Viene quindi il momento degli headliner, introdotti sulle note di “Epilogue”. L’apertura è ancora una volta affidata al binomio “Used-Diffidentia”; inascoltabile l’attacco, con un bilanciamento audio che fa letteralmente sparire la voce di Daniel Gildenlöw per le prime tre o quattro battute. In pochissimo tempo tutto si regolarizza, e riecco i Pain Of Salvation, come siamo soliti conoscerli. Un corposo concentrato di tecnica ed esplosività dinamica in cui si erge un gradino sopra a tutto il resto la voce di Daniel, camaleontica per tonalità ed espressività. Lo spessore del quintetto svedese è evidente, così come la loro consapevolezza di essere ormai una delle più brillanti certezze della scena progressive metal contemporanea. La naturalezza con cui tengono il palco mette i brividi, catapultando il pubblico ben dentro ad ogni singola nota.

Non poteva mancare poi il lato comico: un curioso fuori programma con la comparsa sul palco di un paio di mutande riportanti la scritta “I am the unclean”, destinate ad adornare simpaticamente prima la batteria di Johan Langell e poi la testa di Kristoffer Gildenlöw. Un concerto emozionante, pieno di passione, che soffre però la disarmante prevedibilità della setlist. Fortunatamente i Pain Of Salvation ci regalano comunque alcune piacevoli varianti. La prima, inaspettata, arriva dopo ben undici brani con “Brickwork part I (I, II, III)” tratto dal loro lavoro acustico 12:5, che rappresenterà, insieme con “Second Love” e “Oblivion Ocean” la sezione più commovente del concerto. Si aggiunge al corollario delle sorprese la comparsa di una special guest d’eccezione, vale a dire Elin Iggsten, piacente cognata di Daniel Gildenlöw già apparsa nel DVD di “Be”, intenta ad impersonare (con scarso carisma a dire il vero) Miss Mediocrity nel teatrino inscenato durante l’esecuzione di “Dea Pecuniae”. L’ultimo colpo di scena arriva proprio durante l’encore, con un’inedita e divertente versione di “Ashes”, eseguita dai PoS ma cantata in tedesco da Niko Knappe, che, finalmente liberato dal ruolo di drummer, può muoversi sul palco e scherzare con il pubblico. Il concerto si chiude con un trittico interamente tratto dal primo lavoro “Entropia”, che termina sulle note di “People Passing By”.
Bellissimo, ma davvero mal collocato temporalmente.

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