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Il boxset

Qualora esista un paradiso del rock n’roll, sono convinto che una sua parte debba essere riservata a gruppi che furono sottovalutati nella loro esistenza terrena, pur se rivoluzionarono il loro genere musicale. Niente copertine delle riviste, niente nomi urlati da palchi enormi: solo l’adorazione di alcune webzine e di pubblici di appassionati e cultori. La considerazione sorge spontanea ascoltando la raccolta postuma “333″, boxset di demo, alternative takes, outtakes e tracce ancora non rilasciate degli A Frames da Seattle.

Obietterà qualcuno che un gruppo di “underdogs” non finisce a pubblicare per la Sub Pop Records, una delle etichette indipendenti più in vista. Sia ben chiaro però che pochi riconoscimenti possono essere adeguato tributo per un gruppo che in breve tempo è arrivato a costituire un inevitabile termine di paragone nel proprio genere, suonando un post-punk noise quadrato, linearizzato tramite le strutture mutuate dal 60s garage e reso oscuro da echi industrial. Ispirazioni fondamentali furono Cows, Scientists, Beasts of Bourbon, Scratch Acid e Joy Division. Tra gli associated acts vi sono invece alcuni dei migliori gruppi di questi ultimi anni: Intelligence, AFCGT, Children’s Hospital, Le Sang Song.

“333″ è stato pubblicato dalla S.S. Records, impagabile etichetta di Sacramento da anni dedita ad esplorare l’underground alla ricerca delle migliori deviazioni dal canone alternative. Fu proprio la label a far uscire il secondo disco del gruppo, nonché i primi due fondamentali full length. “333″ ripropone tracce che ci riportano direttamente a quegli anni, un periodo in cui il punk noise era direttamente collegato alle scorribande di fine anni ’80 ed inizio ’90 e non aveva ancora trovato la reimpostazione dei tardi anni ’00. Gli A Frames fecero quindi da soli, evitando di accodarsi al filone degli stanchi imitatori dei Butthole Surfers e giungendo ad ottenere un risultato nuovo, inedito, unico. Ora procuratevi “333″ e buona full immersion.

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