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Il breve suono dell’inevitabilità

I Cryptopsy sono tra i migliori gruppi estremi in circolazione. Il loro ultimo album, con buona pace dei miserabili fan old school, è spettacoloso. A questo aggiungete la presenza dei Beneath The Massacre, tra le proposte più interessanti della nuova generazione brutallica e due gruppetti di contorno niente male. Bene, come risultato avrete cinquanta spettatori. È vero che c’è crisi dappertutto e dappertutto c’è crisi, ma due anni fa il gruppo canadese aveva attirato un pubblico dieci volte più numeroso.

Per fortuna che gli Ignominious Incarceration non si lasciano turbare dalle sole due file schierate davanti al palco e si producono in una prestazione energica e coinvolgente. Lo stesso dicasi per i Trigger The Blood Shed, anche loro autori di un discreto spettacolo. Entrambe le band si inseriscono nel filone del nuovo brutal, germogliato da Dying Fetus & Co. ma, mentre gli Ignominius Incarceration si rifanno fin troppo ai loro numi tutelari, i Trigger The Blood Shed inseriscono partiture più progressive che aggiungono una maggiore varietà al sound. Alla fine i primi riusulteranno comunque più coinvolgenti e convicenti dei secondi. Una nota di merito al cantante dei Trigger, dalle movenze teatrali e, se vogliamo dirla tutta, un tantinello effemminate. I quattro gatti presenti apprezzano, un paio pogano addirittura. Un vero peccato perché con un’audience più folta ci sarebbe stato da divertirsi nel pit.

Lo stesso spettacolo si replica anche con i Beneath The Massacre, se si eccettuano i frequenti momenti di stasi dovuta all’estasi con cui il pubblico segue le evoluzioni digitali del chitarrista sulla tastiera del proprio strumento. A livello tecnico, infatti, i BTM si rivelano all’altezza degli headliner. La manciata di pezzi pescati dai loro 3 album riesce nella mirabile impresa di essere fisicamente coinvolgente nonostante la complessità strutturale dei brani. Un elogio va al minuto batterista, che suona con una stupenda coppola.

I Cryptopsy salgono sul palco alle 23:45. Purtroppo scenderanno alle 00:45. Soprassedendo sulla nuova pettinatura da ragazzino alla moda sfoggiata da Flo Mournier, c’era grande attesa per la storica band canadese. Un nuovo disco, un nuovo cantante, un nuovo sound. Tutte le curiosità sono state soddisfatte nel migliore dei modi, ma con estrema concisione – forse per questioni legate allo scarso numero di paganti presenti. La brevità non ha per fortuna inciso sull’intensità dello show, davvero dirompente. Del resto quando si inizia con il medley di “Worship Your Demons” e “Graves Of The Fathers”, unendo vecchio e nuovo, si può già andare a casa. Purtroppo i suoni, ottimi fino a questo punto, mostrano qualche cedimento nel rendere al meglio l’effetto della chitarra (troppo confusa) e del rullante (troppo nascosto). Chi se ne importa se Alex Auburn sembra una statua di cera in procinto di squagliarsi, o se Christian Donaldson si è trasformato nel sosia di John dei Necrodeath. Eric e Flo sono come sempre superlativi e il giovincello Matt McGachy conferma quanto di buono fatto vedere su “The Unspoken King”.

Diciamolo senza paura: Matt è il miglior cantante che i Cryptopsy abbiano mai avuto. Lord Worm era perfetto per i primi dischi ma aveva contribuito alla disfatta di “Once Was Not”, confermando di essere arrivato al capolinea anche in sede live. Il fanciullo in questione se la cava alla stragrande sui suoi pezzi, come “The Headsmen” e “Anoint The Dead”, e ride in faccia al quel rapper di Di Salvo con una “We Bleed” che solo Lacroix aveva saputo rendere in modo decente su “None So Live”. Ovviamente quando si va a ripescare una perla come “Abigor” dal primo “Blasphemy Made Flesh”, gli screaming più tecnici e freddi di Matt lasciano un po’ l’amaro in bocca rispetto alla follia urlante di Lord Worm. Ma ci consoliamo sapendo che ormai neanche il buon vermaccio è in grado di riprodurre quei suoni. “Emaciate”, “Cold Hate, Warm Blood” e il bis previdibilmente dedicato a “Phobophile” prima di salutare i francofoni, dandogli appuntamento alla prossima e più affollata volta.

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