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Il camaleonte

Son bastate una ventina di canzoni, all’incirca un’oretta di registrazioni complessive, agli Electric Bunnies per imporsi come fenomeno musicale underground tra i più acclamati ed idolatrati degli interi Stati Uniti. Tre singoli, il primo nel 2007, uno split con Pink Reason ed un LP uscito nel 2009 appena trascorso e si è passati dal culto bisbigliato alla definitiva consacrazione: gli improbabili coniglietti si sono imposti come maestri di un modo estremamente atipico e variopinto di intendere la suddivisione in generi, facendo perdere la testa ad una grande schiera di “maniaci della classificazione” che cercavano di accodarli ad una tendenza o ad un’altra.

Camaleontici questi conigli, verrebbe da dire. La rapidità nel passare da un registro stilistico all’altro e la varietà di sfumature cromatiche sono il marchio di fabbrica dell’ensemble: gli Electric Bunnies sono una creatura proteiforme capace di cambiare pelle da un brano all’altro senza scadere nel formalismo, destrutturando il bubblegum pop con elementi psych, garage-punk, shoegaze e noise. La loro forza sta nel confondere i confini tra un territorio e l’altro, mischiando continuamente le carte in tavola e coinvolgendo l’ascoltatore in un viaggio musicale che trascende continuamente i propri limiti.

“Through The Magical Door” è il nome del full length d’esordio del gruppo, uscito sulla grande Florida’s Dying. Il risultato è una vera e propria ricapitolazione degli sforzi in 7”, con una maggiore organicità ed una compiutezza eccezionale. “Marigold Flower”, “You’re Not Just Eating Pancakes” e la psichedelicissima “Green Octopus” sono le vette creative di questo pot-pourri di suoni e colori, forme e geometrie in cui la creatività è forma mentis e colonna portante, non semplice accessorio.

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