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Il campione

Circa un anno fa su questa rubrica comparve il nome del giovane Ty Segall nell’ambito di una panoramica sulla rutilante scena garage californiana. Dodici mesi dopo torniamo sul ragazzo, passato nel frattempo da one man band a leader di un power trio, per testimoniare l’evoluzione stilistica che lo ha portato a compiere appieno le ottime premesse poste ed a realizzare con “Melted” uno dei migliori album rock and roll del 2010.

Ty è da anni protagonista assoluto nel panorama garage punk americano: oltre al successo della carriera da solista, negli ultimi anni ha fatto parte di molti dei complessi più acclamati nell’underground californiano, dai grandi Traditional Fools fino ai Party Fowl, passando per altri progetti di successo come quello con Mikal Cronin dei Moonhearts. Premessa l’ottima qualità media dei suddetti gruppi, va detto che i migliori risultati il nostro li ha raggiunti nel progetto solista e più nello specifico con “Melted”, lavoro uscito per la grande Goner Records di Eric Oblivian.

“Melted” è il terzo LP del giovane Ty. Il disco segue di due anni il lavoro di debutto sulla Castle Face Records e di uno esatto “Lemons”. La principale costante nelle tre uscite è l’eccellente vena compositiva: Ty Segall rielabora i tradizionali stilemi del genere in virtù di una sensibilità musicale unica e li ripropone arricchiti di grande freschezza. Rinnovare piuttosto che innovare. “Melted” è un disco completo e perfettamente strutturato, la contrapposizione di elementi differenti è senza dubbio riuscita e la quantità di passaggi a vuoto irrisoria. Si va dal poderoso fuzz di “Finger” ai contagiosi accordi di “Caesar”, dal garage punk puro di “My Sunshine” alla cantabilità di “Imaginary Person”: un’alternanza di brani eterogenei che vanno a comporre un album solido, coeso e riuscito.

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