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Il Caso Spotlight | Incontro con Michael Keaton

Michael Keaton oggi è a Roma per un incontro con la stampa dedicato a “Spotlight“, il film di Tom McCarthy presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia 2015 (qui la nostra recensione) e in arrivo nelle sale italiane dal 18 febbraio 2016 distribuito da Bim con il titolo più esplicativo “Il Caso Spotlight“.

Del cast fanno parte anche Mark Ruffalo, Rachel McAdams (entrambi candidati agli Oscar come migliori attori non protagonisti, il film ha ricevuto in tutto sei nomination), Liev Schreiber, Brian d’Arcy James e Stanley Tucci.

Spotlight è il nome della squadra di giornalismo investigativo interna al Boston Globe che tra il 2001 e il 2002 ha indagato sui numerosi crimini di pedofilia avvenuti negli ambienti ecclesiastici della diocesi locale. Un’inchiesta importantissima, poi premiata con il Pulitzer, che è servita anche per portare alla luce vari casi simili in altre città.

Ad accompagnare Michael Keaton a Roma c’è Walter Robinson, il giornalista del Globe e caporedattore del gruppo Spotlight che l’attore è stato chiamato a interpretare.

«È stata una fortuna, una benedizione incontrare questo ruolo – esordisce Keaton – Avevo già interpretato dei giornalisti nel corso della mia carriera, è un settore professionale che mi interessa molto. Quando mi è stata proposta la sceneggiatura che Tom McCarthy ha scritto insieme a Josh Singer l’ho trovata subito interessante e ben scritta. E poi c’era un grande cast, penso soprattutto a Mark Ruffalo che era già coinvolto nel progetto».

Walter Robinson riflette sul valore del giornalismo praticato da giornalisti come quelli di Spotlight: «Negli Stati Uniti il giornalismo investigativo è praticamente un malato terminale. La diffusione dell’informazione via web ha privato giornali e quotidiani dei fondi necessari, e tanti posti di lavoro sono andati perduti. Ma è una follia, perché i lettori vogliono proprio il giornalismo di inchiesta: è necessario che qualcuno spinga le istituzioni di potere ad assumersi le proprie responsabilità, e se non lo facciamo noi giornalisti chi lo farà? Senza questo tipo di giornalismo la democrazia è morta».

Michael Keaton riflette poi sull’importanza del giornalismo investigativo a livello locale, ricordando il grave caso di inquinamento da piombo delle falde acquifere che a Flint, nel Michigan, ha provocato gravi danni di salute alla popolazione, in particolare ai bambini: «Una vicenda su cui è intervenuta anche Erin Brockovich (portata tra l’altro al cinema nel film omonimo di Steven Soderbergh dov’era interpretata da Julia Roberts, ndr). Anche Pittsburgh in Pennsylvania, dove sono nato, è probabilmente coinvolta ma lì l’informazione locale è molto ridotta. Se in città fosse attivo un team di giornalismo investigativo avremmo potuto saperne di più».

Come è stato per Michael Keaton interpretare Walter Robinson e per Walter Robinson vedersi incarnato sul grande schermo da Michael Keaton?

«Ho trascorso tanto tempo con Walter, o Robby come viene chiamato – dice Keaton – Abbiamo parlato di Spotlight, dei tanti casi che lui ha seguito nel corso della sua carriera… Ho assorbito tantissimo, cercando di cogliere l’essenza della persona oltre che la professionalità del giornalista. Ad ogni modo io sono solo un attore, i veri eroi di questa storia sono i giornalisti».

«Mi onora essere stato interpretato da un attore che considero tra i migliori del mondo – gli fa eco Robinson – Nel 1994 ero un caporedattore di cronaca locale e Michael proprio quell’anno aveva interpretavo un caporedattore di cronaca locale in “Cronisti d’assalto” di Ron Howard, e l’avevo trovato perfetto in ogni dettaglio. Michael ha saputo cogliere tutto di me per far sì che la mia immagine cinematografica raggiungesse un altissimo livello di realismo».

Inevitabile parlare anche di Chiesa e religione: «L’impatto che il film ha sul pubblico è ovunque molto forte – riflette Keaton – e sicuramente lo sarà anche in Italia. “Spotlight” non punta il dito contro la religione, e personalmente ho grande rispetto per chi ha fede. Io stesso ho avuto un’educazione cattolica, mia madre è sempre stata praticante, e mi fa soffrire che i casi di abuso come quello raccontato in “Spotlight” abbiano come effetto anche quello di privare tanti credenti della loro fede. Papa Francesco comunque mi piace molto, credo che stia facendo un lavoro immenso».

«Ho grande stima e rispetto per Papa Francesco – continua Robinson – e per ciò che sta cercando di fare. Subito dopo l’insediamento, ad esempio, ha eliminato le limousine a servizio degli alti prelati. La Chiesa è sempre più una società clericalista che esiste per il beneficio dei vescovi e non per i fedeli. Credo però che ‘attuale pontefice ne sia consapevole consapevole e stia tentando di cambiare le cose».

In chiusura c’è tempo anche per una domanda a Michael Keaton sulla questione Oscars So White, ovvero l’accesa discussione nata dalla mancanza, per il secondo anno consecutivo, di registi e attori non bianchi tra i candidati agli Oscar: «Proverò a darvi una risposta breve, ma la discriminazione è un argomento davvero vasto. Non conosco bene i meccanismi interni dell’Academy né ho prestato particolare attenzione alle candidature di quest’anno (non ti crediamo, Michael!, ndr), sicuramente c’è qualcosa da rivedere… A me sta semplicemente a cuore il riconoscimento dei diritti e della dignità per tutti, in tutti i paesi del mondo».

Foto: BIM

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