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Il Catartica tour dei Marlene Kuntz a Roma, il report live

Il fatto che siano passati vent’ anni dal loro debutto, e che quindi ormai i Marlene Kuntz siano una tra le realtà musicali italiane più seguite ed apprezzate, lo attesta il fatto che,ormai, la dimensione dei club gli sta inevitabilmente stretta. Il concerto di ieri 20 novembre 2014 a Roma, era inizialmente programmato al Circolo Degli Artisti, ma visto l’inevitabile e subitaneo sold out, si è deciso di spostare la serata al ben più ampio Atlantico Live,che ha permesso anche una maggiore erogazione di biglietti.

L’atmosfera è pura nostalgia anni ‘90. Appena metto piede in loco, vedo una grande schiera di trentenni esaltati che chiacchierano tra di loro dei “bei vecchi tempi” della signora Marlene. Dalle casse del paco parte Loser, di Beck, vero e proprio inno per questa generazione che ormai, diciamocelo, ha perso. Tutti la cantano in coro, e io mi sento a casa.

Con più di un’ora di ritardo rispetto all’orario scritto in cartellone (per la fortuna del vostro recensore, in ritardo sempre e dovunque…) i Marlene Kuntz salgono sul palco tra le urla e gli applausi (guarda la fotogallery del concerto). S’inizia con la fragorosa dolcezza di Mala Mela, una vera e propria chicca, che chi come me segue da tempo i Marlene non ha avuto quasi mai modo di ascoltare dal vivo. L’acustica non è delle migliori (ma, in location del genere, è ormai cosa nota) e gli stessi Marlene, sulle parti melodiche, sembrano un po’ slegati, ma non vi preoccupate, è solo una sensazione iniziale.

 

Con 1°2°3° le cose cominciano a migliorare: quando affondano le mani nel noise più grezzo i (non più) ragazzi dimostrano di essere ancora delle belve fameliche: il tiro è devastante e la platea comincia a scaldarsi a dovere. L’atmosfera s’incendia definitivamente con Fuoco su di te: si comincia a cantare e saltellare e anche Cristiano Godano raggiunge una maggiore convinzione nel suo timbro vocale inizialmente un po’incerto. Senza neanche un attimo di respiro arrivano anche Gioia Che mi do e Canzone di domani, con un Godano sempre più in preda a convulsioni elettriche e con Bergia e Tesio che lo sostengono con veemenza. Ci si ferma un attimo, e Cristiano spiega al pubblico il progetto Pansonica, ancora non toccato dalla scaletta. Le nuove/vecchie canzoni, che già su disco ci avevano convinto, assumono una marcia in più nella dimensione live. Donna L è di una potenza incendiaria, ed è tra le esecuzioni più riuscite della serata, stesso discorso per Il Signor Niente, con le sue rasoiate di chitarra slide che accompagna il folle declamare di Godano. Da questo momento i pezzi di Pansonica e di Catartica cominciano ad alternarsi. La doppietta Lieve/Trasudamerica è pura magia, e noi in platea siamo completamente rapiti, persi in un gorgo di ricordi (do you remembeeer…). Anche le ballate di Pansonica che meno mi avevano convinto, come Ruggine o Sotto la luna dal vivo vengono eseguite con più convinzione. Capello Lungo permette divagazioni e rifrazioni noise di taglio quasi psichedelico, con MK e Giù Giù Giù i buoni vecchi Marlene pestano con una violenza inaudita.

La band si prende un piccolo intervallo, e quando torna sul palco, beh, siamo tutti consapevoli che è arrivato il momento dei pezzi da 90 (d’altronde, la scaletta di Catartica è Quella). Festa Mesta è un vero delirio, e fa scatenare un pogo assassino che ricorda davvero i concerti degli anni novanta. Le luci si abbassano, le chitarre cominciano a fischiare, Cristiano infila una bacchetta tra le corde della chitarra: è il momento di Sonica! Per quanto mi riguarda, il momento più emozionante del concerto, un’esecuzione tiratissima che rapisce tutti noi. Sul finale, Godano sale sulla batteria e noi tutti iniziamo a battere le mani ritmicamente e sempre più velocemente in attesa dell’ ultimo,liberatorio, so so so sonicaaaa! Il finale, come da copione,è affidato alla dolcezza di Nuotando nell’ Aria: dolente, tremante, ardente.

Insomma, un vero tuffo nei veri anni ’90, quelli più grezzi e pulsanti, cosa volere di più?

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