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  • Il Cielo di Bagdad: Unhappy The Land Where Heroes Are Needed Or Lalalala, Ok

    Il Cielo di Bagdad

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Una parola vale per questa mezz’ora: strepitoso

Il Cielo Di Bagdad tornano quest’anno con un album che sfiora il capolavoro, dal titolo troppo lungo per essere scritto qui nella recensione (leggetelo su). Ed è un disco notevolissimo, in tutto e per tutto.

Otto brani solari, che ci scaldano nel freddo che attanaglia la nostra amata Penisola. Come dicono loro “siamo consapevoli che la musica non cambia il mondo. A far questo ci pensano gli eroi, quei “semplici” e difficili da trovare, ed a loro dedichiamo questo album”.

Verissimo, la musica magari non cambierà il mondo, ma di certo questa potrà trasformare in bellissima una brutta giornata.

L’apertura, con “LaLaLaLa, Ok”, mette una felicità estrema. Ricorda i Coldplay di “Lovers In Japan”, soprattutto nella parte ritmica. Ma, come tutte le cose belle, non dura molto e finisce subito. Fortuna che ci sono altri sette brani di fattura eccelsa a farci dimenticare per mezz’ora tutte le cose brutte del mondo. “Happy Heroes” è una perla degna dei migliori Arcade Fire, con cori “lalalala” che si ripetono a iosa durante tutto il pezzo e parti orchestrali inserite alla perfezione, senza sbavature. Esperanto e inglese si mescolano benissimo e riescono ad arrivare direttamente al cuore dell’ascoltatore. E dove non arrivano loro, ci penserà un “lalalala” a risollevarvi.

Pro

Contro

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