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Il cimitero delle opere orfane presto sarà online

Oltre al cimitero vivente degli animali (quello di Stephen King) e a quello dei libri dimenticati (quello di Zafòn ne “L’Ombra del Vento”), c’è anche un cimitero delle “opere orfane” (quello custodito dalle società europee di raccolta dei diritti d’autore): fuochi fatui che vagano nella notte, in cerca di niente.

Le opere orfane sono opere (un film, una foto, una poesia) ancora protette dal diritto d’autore, ma i cui titolari dei diritti sono sconosciuti o introvabili. È il caso, per esempio, in cui l’autore o il titolare dei diritti è noto, ma risulta irreperibile o non è possibile ricostruire la catena delle successive cessioni dei diritti sull’opera stessa, ad esempio perché l’autore è deceduto e non si riesce a determinare l’asse ereditario.

Si tratta insomma di opere né morte, né vive. Solo zombie.

Ciò nonostante, le opere orfane non sono di pubblico dominio e quindi non possono essere utilizzate liberamente. E ciò per due semplici ragioni:
– è impossibile ottenere l’autorizzazione del titolare dell’opera, che appunto è sconosciuto o irreperibile;
– la maggior parte degli Stati non ha una normativa che disciplini la questione delle opere orfane.
Così, di fatto, avviene che le società di raccolta dei diritti d’autore (come la S.I.A.E.) continuino a riscuotere i proventi derivanti dall’utilizzo dell’opera orfana, senza però poi versarli a nessuno.

L’articolo prosegue per “La Legge per tutti” a questo indirizzo

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