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Il cinema inbetween di Peter Jackson

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Pauline, “Creature Del Cielo”

Il cinema di Peter Jackson ruota sempre intorno alla materializzazione di un mondo dove la fantasia è al potere e i sogni più sfrenati nascondono il volto dell’incubo. Una terra di mezzo situata sul limen incerto della realtà e passibile di continui sconfinamenti.

La rappresentazione di un mondo fantastico che si insinua nel reale alterandone la percezione è centrale sin da “Creature Del Cielo“. L’educazione repressiva e la fervida immaginazione di Pauline e Juliet si traduce nella fuga in una dimensione fantastica in cui trovare riparo, il Regno di Borovnia.

Dalle pagine del loro romanzo, il Quarto Mondo prende vita e penetra nella realtà, andandosi a sovrapporre e sostituire ad essa con effetti disturbanti. Attraverso bizzarri inserti visionari direttamente legati all’immaginario delle protagoniste, Jackson fonde realtà ed immaginazione con stile vorticoso ed allucinato, registrando gli scivolamenti dall’una all’altra fino alla confusione totale dei confini e al febbrile delirio matricida.

La dimensione fantasy del Quarto Mondo diventa scenario della trilogia de “Il Signore Degli Anelli” e cambia nome in Terra di Mezzo, ma conserva la stessa dualità fra sogno e incubo. Mutuata dalla mitologia tolkeniana, questa terra di mezzo è un universo di pura fantasia e avventura in cui sperimentare tutte le possibilità del cinema: lo straordinario realismo degli effetti speciali permette al sogno di affermarsi come unica realtà possibile.

In “Amabili Resti” Jackson torna a mescolare realtà e fantasia con il racconto di un altro atroce omicidio. Ma se in “Creature Del Cielo” fondeva i due livelli accentuando il crudo realismo della storia, in “Amabili Resti” la vicenda è raccontata dalla voce fuori campo della protagonista morta e il livello fantastico predomina su quello realistico.

La prospettiva ultraterrena imposta dal punto di vista principale favorisce l’identificazione tra la protagonista che, dal cielo, guarda i genitori e gli spettatori che, dal buio della sala, guardano il film.
Questa posizione non solo accentua la dimensione onirica dell’esperienza spettatoriale, ma fa in modo che gli spettatori partecipino al viaggio di Susie come se fossero morti/intrappolati anche loro in questo mondo inbetween, una nuova terra di mezzo dove stazionano le anime prima di raggiungere il Paradiso.
E cos’è questo inbetween se non la dimensione altra creata dal mezzo filmico? Una dimensione in cui è possibile sognare (anche) la propria morte.

È l’aspetto più originale di “Amabili Resti”. L’onirismo diffuso è evocato attraverso effetti visivi e sonori che creano sensazioni legate alla sfera percettiva del sogno. E come il Quarto Mondo di Pauline e Juliet, anche l’inbetween di Susie è un mondo dalle tinte pastello che nasconde ombre perturbanti. Come i sogni di tutti, bambini e non.

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