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Il cinema italiano è ancora vivo

Al cinema “Nuovo Sacher” di Nanni Moretti viene presentato “Caos Calmo”, di Antonello Grimaldi. Nelle sale dall’8 Febbraio, ma già da tempo in cima alle cronache per più di una ragione. E i fatti giustificano l’interesse: a un anno da “Nuovomondo” di Crialese il cinema italiano batte finalmente un colpo. In conferenza stampa, il cast artistico praticamente al completo (c’è anche Sandro Veronesi, autore dell’omonimo romanzo, oltre al produttore Domenico Procacci di Fandango) ha sviscerato i molti temi accesi dalla pellicola.

Com’è avvenuto il passaggio dal libro alla sceneggiatura?
F.Piccolo: Sandro è uno scrittore molto riflessivo. Noi sceneggiatori abbiamo cercato di ricavare la spina dorsale del racconto. Questa volta il film è veramente la riduzione di un romanzo.

S.Veronesi: Mi ha molto colpito l’uso di un’arma micidiale, che gli sceneggiatori possiedono: la semplicità. La scena dei genitori che arrivano a scuola tutti insieme a prendere i figli è una riga del mio romanzo, potevo anche non scriverla, invece loro hanno costruito una pagina di grande cinema.

Interprete principale, nonché sceneggiatore. Cosa ha tenuto Nanni Moretti lontano dalla regia?
N.Moretti: Quando ho letto il romanzo di Veronesi non ho pensato a me come regista di quella storia, che pure mi piace molto. Ho pensato: “Mi piacerebbe interpretare quel personaggio”. Pietro cerca di mettere ordine esteriore alla sua vita, e cerca di dare anche un nuovo ordine all’importanza che le cose hanno all’interno della sua esistenza.

Il protagonista si è quindi ‘morettizzato’?
N.Moretti: Non so cos’è ‘morettiano’ e cosa no. Esiste solo la mia persona, che pressappoco so com’è fatta. Non so cosa significa ‘morettizzazione’, mi suona male però….

A.Grimaldi: Non credo che Pietro Paladini sia morettizzato, al contrario. Questa volta Nanni ha veramente recitato un personaggio, è lui che si è ‘paladinizzato’. Il film rispetto al libro è più ‘leggero’, ha perso un po’ della sua cupezza. E questo è il merito di Nanni. Secondo me Pietro Paladini più che a Moretti somiglia al Michele Apicella di “Bianca”. La battuta “Non è vero che sto fermo tutto il giorno. Mi muovo” è proprio apicelliana.

Quanto si è divertito Gassman a sbertucciare il ‘fratello’ Moretti?
A.Gassman: Mi son divertito a fare il personaggio di Carlo, un carattere ricco di cambiamenti: perché dietro il fragile velo di leggerezza e superficialità, tira fuori un grande cuore. Carlo dice cose che non sono affatto divertenti.

Difficile immaginare di dare un fratello a Nanni, che di solito i fratelli li tiene nascosti…c’erano altri nomi in lizza come ‘potenziali fratelli’?
A.Grimaldi: Chi erano gli altri potenziali fratelli non lo dico….Anche perché ce n’era uno solo, e a posteriori confermo la scelta di Gassman.

Come sie è arrivati a costruire questo personaggio, in partenza è così lontano da Nanni?
N.Moretti: Quando collaboravo alla sceneggiatura e quando stavo le prime settimane su quella panchina, mi sembrava solo di esser di volta in volta la spalla di Valeria Golino, di Alessandro Gassman, di Silvio Orlando…

Argomento scottante: la scena di sesso. A dire il vero sembra leggermente estranea al contesto, quasi avulsa….
A.Grimaldi: Abbiamo semplicemente lanciato dei piccolissimi segnali. Bisogna stare attenti per coglierli. La scelta a monte è stata proprio quella di far arrivare all’improvviso la ‘guarigione’ di Pietro Paladino.
F.Piccolo: Avevamo la volontà di realizzare una scena di sesso e non d’amore, quindi senza nessuna costruzione, perché il sesso arriva all’improvviso mentre l’amore va costruito. E anche per questo la scena è liberatoria.

Scena scottante e già al centro dell’interesse della stampa: ma si è trattato di una scena difficile?
I.Ferrari: Si è già ironizzato molto e vorrei prenderne le distanze. Io come attrice ho fatto molta fatica a fare la scena di salvataggio, ho rischiato di morire annegata, e nessuno se n’è accorto. Io e Nanni, comunque, l’abbiamo affrontata con anima zen, con quel minimo di leggerezza che tutti quanti da qualche parte abbiamo. Tra un ciak e l’altro andavamo al monitor e controllavamo che non ci fosse nulla di volgare, nulla di ridicolo. Insomma ci siamo stati dentro.

N.Moretti: E alla fine mi sembra una scena riuscita.
[PAGEBREAK] I due personaggi femminili (Ferrari e Golino, nda) affrontano il concetto del ‘parlare’ in maniera molto differente: silenzio da una parte, eccesso di eloquio dall’altro. Interessante, specie considerando che il film finisce con il padre dice alla figlia: “Bisogna dirsele le cose”…
I.Ferrari: Ho sempre pensato che Eleonora Simoncini fosse una donna molto sola, che non avesse mai conosciuto l’amore. La scena che mi piace di più è quella in cui butta via la fede nel tombino, in silenzio. Ho letto le poesie di Saba per stare vicino al personaggio.

V.Golino: Anche il mio personaggio, Marta, è una donna molto sola, anche se nel film non lo vediamo: è piena di figli ed ex fidanzati. Alla solitudine reagisce in maniera diversa: parla, parla, parla per non avere silenzi, dice un sacco di sciocchezze, ma funge anche da ‘grillo parlante’, da coscienza del protagonista, gli suggerisce quello che lui pensa e addirittura quello che potrebbe pensare, anche i pensieri più indicibili: “Tua moglie è morta. Tu non soffri. Non soffri perché non la ami. Lei lo sapeva.” Continua a dirgli con leggerezza cose di una crudeltà e di una secchezza sconvolgenti. Marta è per Pietro il subconscio che ogni tanto torna, lo abbraccia, gli dà delle mazzate e se ne va.

A.Grimaldi: Sono personaggi speculari. Eleonora è quasi metafisica, ed è anche il motore della storia, è quella che fa rinascere il protagonista – che grazie a lei abbandona istintivamente il lutto. Proprio per far questo deve rinnegare la famiglia e gettare la fede nel tombino. Ècome se dicesse a Pietro: “Tu hai perso tua moglie. Anche io ho perso mio marito (anch’essa vedova, nda), ma si può andare avanti, e forse lo possiamo fare insieme”. Marta invece è quella che costantemente lo riporta sulla terra. Questo schema si ritrova anche negli altri due personaggi femminili. Iolanda (Kasia Smutniak) è la Bellezza, quella che passa, parla e non pondera mai il futuro. Nel momento in cui Pietro e Iolanda si conoscono e si abbracciano, lui non torna più nella piazza. Mariagrazia invece è quella che con le sue domande ossessive lo riporta alla realtà.

Com’è nata la partecipazione di Roman Polanski?
A.Grimaldi: Fin dall’inizio per quel ruolo pensavamo ad una personalità forte, ad un regista, non so perché. Ci piaceva che dovesse essere un regista internazionale famoso (anche lì due, tre nomi che non faremo mai…) ma è tutto merito di Procacci.
D.Procacci: Volevamo riproporre una possibile soggezione di Nanni verso un collega. Magari questa soggezione sembrava non ci fosse affatto… però l’idea di partenza era quella! Volevamo far arrivare un regista di fama mondiale…

La colonna sonora non è un semplice accompagnamento musicale, ma ha una rilevanza, un significato…
A.Grimaldi: La canzone dei Radiohead “Pyramid Song” è stata una scelta obbligata perché nel romanzo di Veronesi il protagonista innesca un vero e proprio monologo interiore in cui alla propria angoscia si risponde con versi delle canzoni dei Radiohead. Ovviamente quest’aspetto non poteva essere trasferito cinematograficamente. Ho voluto comunque fare un omaggio al libro inserendo una canzone dei Radiohead che mi sembra molto significativa.

S.Veronesi: Nel libro la storia dei Radiohead è nata perché non volevo che Pietro “crollasse”. La differenza più importante tra il romanzo ed il film è che nel film Pietro crolla, nel romanzo no. Il libro è in prima persona e raccontare uno che “si piange” in letteratura non è bello.

Di fronte agli eventi politici di questi giorni, il Nanni Moretti cittadino si comporterebbe come il Nanni Moretti di sempre, andando in piazza ad urlare “vergogna”, o piuttosto comePietro Paladini, che si siede su una panchina ed elaborare l’ennesimo lutto della sinistra?
N.Moretti: Me la cavo così: come regista e sceneggiatore di fronte a questa fase del nostro Paese mi piacerebbe, come Pietro Paladini, andare su una panchina e cercare di mettere ordine, ma in questo momento, come regista di un potenziale prossimo film, ancora non riesco a trovare una panchina su cui sedermi e mettere ordine a quello che mi succede, e quindi a raccontarlo.

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