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Il Cinema Ritrovato: Appuntamento al Belle Vue

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Con la rassegna “Ogni individuo è una storia: la Gran Bretagna negli anni ’30″, la Cineteca di Bologna intende dedicare uno spazio, internamente al Cinema Ritrovato, a una selezione di film basati specificamente sull’incontro/confronto tra vari personaggi all’interno di un unico spazio comune – fattore che ha contraddistinto, negli anni a seguire, cineasti come Altman e Kasdan, per esempio.
Storie collettive fatte di paralleli esistenziali, paradigmi di vita costruiti sull’inesistenza di un unico protagonista, e quindi di una prospettiva interna alla narrazione che funga da solo filo conduttore.

Il film di Berthold Fielder “The Passing Of The Third Floor” non fa in questo senso eccezione.
Pesantemente debitore nei confronti della cifra stilistica teutonica (regista, attore principale – Conrad Veidt – scenografo e direttore della fotografia sono tutti di origine tedesca), “Quello Che Passa Sul Retro Del Terzo Piano” (la traduzione italiana) è dominato, nel suo continuo ricorso alla significanza dei chiaroscuri e alla costruzione delle inquadrature, dalla figura messianica dello Straniero, per l’appunto interpretato da Veidt, viandante che giunge improvvisamente a soggiornare al Belle Vue Hotel, abitato da una dozzina di individui umiliati, falliti, sconfitti e in cerca di redenzione e felicità.

C’è l’avido imprenditore, sul punto di sposare coattamente la giovane Vivan per salvare le sorti economiche della di lei famiglia, c’è lo spasimante insicuro e perdente, l’acida padrona di casa, e una pletora di altre figure di contorno che compongono un puzzle in cui forte è l’eco della consapevolezza di classe di matrice britannica. Una prospettiva, questa, che si esalta quando sul proscenio viene a trovarsi la cenerentola Stasia, contrappunto del cristologico e redentore Straniero, sventurata carica di echi dickensiani, sottoposta a continue ingiurie e disperatamente legata, soprattutto nelle fasi finali, alla presenza salvifica del personaggio di Veidt – ed è proprio sulla linea che li unisce che si fonda il sermone, invero piuttosto didascalico, con cui quest’ultimo da buon deus ex machina offre all’intero gruppo di ospiti dell’hotel la via per chiudere i conti con le proprie coscienze e ricostruire i frammenti delle proprie esistenze.

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