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Il Cinema Ritrovato: Falsi dei

Ancora Frank Capra, cui la Cineteca di Bologna ha deciso quest’anno di dedicare una rassegna monografica, interna al Festival del Cinema Ritrovato, dal titolo “Mr Capra Goes To Town”, la cui presentazione è introdotta da una mirabile citazione di Cassavetes che recita: “Forse non esisteva veramente un’America”.

Stavolta il film proposto è più vicino a noi, in termini di canone estetico, non foss’altro che per la presenza di una colonna sonora – molte delle pellicole proiettate, quelle giovanili, sono mute.

Miracle Woman” (“La Donna Del Miracolo”) è tratto da una piece teatrale di John Meehan e Robert Riskin dal titolo “Blees You, Sister” ispirata alla vicenda della truffaldina predicatrice Aimee MacPherson. In mano a Capra, che vuole fortemente il film anche contro i rischi predetti dallo stesso Riskin, conscio dell’insuccesso incontrato a teatro, la storia si fa percorso edificante e si carica di una proposta di redenzione imperniata sull’amore che della vicenda reale non faceva parte. La costruzione ha l’aura dello strale etico, e non deve stupire: il regista apre il film con una dedica che suona più come un ammonimento, rivolta com’è a tutti coloro che usano in maniera immorale la credulità del prossimo e sfruttano il più grande dono che Dio ha fatto all’uomo, la fede.

In termini pratici, questa prospettiva si traduce in un plot che vede tre protagonisti principali, la giovane, e inizialmente candida, predicatrice Florence Fallon (una magnifica Barbara Stanwyck), il suo corruttore, l’avido Hornsby, che la usa e la brama al contempo, e il salvato/salvatore, David Manners, compositore cieco che abbandona i propositi suicidi sentendo alla radio un sermone di Sorella Fallon. La modernità della storia sorprende – d’altronde l’industria religiosa, tra sette, confessioni, eventi, negli USA è di straordinaria rigogliosità – e il possibile eccesso didascalico è ben stemperato dalla proverbiale sapienza narrativa di Capra, che ricorre qui, per l’occasione, a una costruzione scenica che in taluni casi si tinge di immagine inquiete e severe, come l’incendio finale. Che accompagnano una recitazione sentita e una narrazione di straordinaria efficacia nel farci avvicinare emotivamente ai buoni – Capra sa essere maestro di delicatezza e riesce a intenerire senza mai offrire il destro al patetico.

Come è poi necessario, nella cinematografia del regista americano, il film offre un chiaro sentiero salvifico, una road to happiness fatta di fiducia nelle virtù più classiche ed elementari, pietà, onestà, amore, fede, ponendo al contempo alla gogna la farisaica ipocrisia di chi ha i mezzi, e regalando, pur con dovuti distinguo, con un pizzico di benevolente paternalismo l’assoluzione alla massa ingenua e preda degli imbonitori astuti e senza scrupoli.

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