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Il Cinema Ritrovato: La guerra è una sconfitta per tutti

Uno dei rari film di avventure storiche che senza errori può essere definito “moderno”, lo definisce Jean Andrè Fieschi. “I Cento Cavalieri“, firmato nel 1964 da Vittorio Cottafavi, è ben racchiuso da questa sintetica e brillante definizione.
Al regista italiano è dedicata un’altra delle rassegne monografiche del Cinema Ritrovato ’09, e questa coproduzione ispano-italo-tedesca in costume rappresenta senza dubbio una delle pellicole più atipiche e per questo interessanti in programma.

Fondere irriverente ironia e uno spirito storiografico che offre una rappresentazione notevole delle dinamiche della Resistenza attraverso la loro traslazione in un evo differente, la Spagna medievale (la storia è sostanzialmente imperniata su uno scontro tra i cristiani e i mori usurpatori – ma non tragga in inganno questa sintesi, individuare responsabilità e valore assiologico non è semplice), è sicuramente operazione complicata, e Cottafavi fonda l’architettura del film su una spettacolarità dinamica di grande impatto – avvincenti le sequenze della battaglia finale – un cast variegato e di intrigante caratterizzazione fisionomica e, soprattutto, su una sceneggiatura punteggiata (nella sua lunghezza forse eccessiva) di confronti dialogici ricchi e di interessante spessore intellettuale, ne è esempio chiaro una breve digressione sulle previsioni circa le guerre del futuro, plausibilmente combattute da macchine e depotenziate, presso l’opinione pubblica, attraverso appositi trucchi della comunicazione (tragicamente reale: se chiamiamo un milione di morti omega morti, e due milioni, due omega morti, chi rimarrà impressionato?).

E il film, che fu presentato a Cannes, ha un afflato antimilitarista (la guerra, ci spiega, è una sconfitta per tutti, una sofferenza universale) e contemporaneamente disilluso che contrappunta in maniera forte il continuo ricorso al grottesco, al motto d’ingegno, a volte anche a un velato macchiettismo. Ancora una volta, sono le parole di Fleschi a sintetizzare brillantemente questo concetto: cinema popolare e responsabile. Una sorta di intenzione programmatica che attraversa gran parte del cinema di Cottafavi, e che trova qui un’espressione quanto mai compiuta.

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