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Il Cinema Ritrovato: La (ri)scoperta dell’atomica

Secondo una ricerca dello studioso Jerome Shapiro, nei soli Stati Uniti, tra il 1945 e il 1999 i film sulla bomba atomica hanno rappresentato il 4 % dell’intera produzione cinematografica nazionale – con punte di massimo durante gli anni più critici della guerra fredda, ovvero gli anni ’50. Quasi mezzo secolo di forte sensibilità nei confronti di un tema ben presente, contrariamente al luogo comune, nella cultura e nell’informazione popolare. Giusto, oggi che si torna a parlare in modo concreto di nucleare, riportare a galla la questione: per questo un’intera sezione de “Il Cinema Ritrovato”, festival internazionale curato dalla Cineteca di Bologna cui LoudVision sta dando ampio spazio in questi giorni, è dedicata proprio a questo tema, al rapporto tra cinema e atomica.
Tema di grande portata, sia per dimensioni quantitative che per spessore sociologico, che difficilmente – come sostiene il curatore della sezione Peter von Bagh, nella sua presentazione – può esaurirsi all’interno di una rassegna del genere: il tentativo, tuttavia, è quello di offrire, attraverso cinque pellicole provenienti da nazioni diverse, un quadro composito, uno spunto multilaterale di avvicinamento e comprensione nei confronti del tema. Si apre con un’offerta di contestualizzazione, con una pellicola didascalica – quasi manualistica, oltretutto, nei suoi intenti descrittivi – come lo statunitense “The Beginning Or The End” di Norman Taurog, riflessione lineare ma sincera all’indomani dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, per poi spostarsi su territori di maggior astrazione e complessità col norvegese “Kampen Om Tungtvannet” di Titus Vibe-Muller e Jean Dreville, passando attraverso lo sci-fi protoanalitico “Them!” di Gordon Douglas. E, ovviamente, non mancano le aperture alla prospettiva simmetrica e speculare, quella giapponese – che ovviamente offre visioni e punti di vista di taglio differente, tragico e importante – con “Hiroshima Nagasaki – August 1945″, di Akira Iwasaki, cortometraggio di 17′ totalmente vietato al tempo a causa della sua potenza accusatoria completamente priva di mediazioni, e “Gembaku No Ko” (“Children Of Hiroshima”) di Kaneto Scindo, film di fiction semi-documentaria tra i più ambiziosi del filone nella storia del Sol Levante. Cinque film poco conosciuti, ma di importanza storico sociale vistosa, per comporre un quadro che fonda arte e stimolo culturale, sociale, etico: dal 30 Luglio abbiamo la possibilità di ritrovarli e rileggerli alla luce di un senno di poi che non dovrebbe in alcun modo prescindere da questi frammenti di storia.

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