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Il compenso… equo!

Si fa tanto baccano quando si parla dei soldi rubati all’industria discografica dalla pirateria, ma si nasconde ciò che, uscito dalla porta, rientra poi dalla finestra. Vediamo di che si tratta.

Primo gradino: La norma.
La norma incriminata è l’art. 71-septies della Legge sul diritto d’Autore.
Essa prevede un compenso (c.d. “equo”) in favore di tutti i produttori di opere audiovisive, artisti ed interpreti, per le eventuali copie private ad uso personale che i terzi faranno delle opere legittimamente acquistate.
In altre parole, la legge da un lato (art. 71-sexies) consente la riproduzione privata di fonogrammi su qualsiasi supporto, purché per uso esclusivamente personale, ma dall’altro (art. 71-septies) prevede l’obbligo di indennizzare equamente l’autore per tale attività.

Lasciando ad un’altra sede la discussione sull’opportunità di imporre un onere pecuniario su quello che invece appare essere un diritto soggettivo del consumatore (la copia ad uso personale), l’aspetto davvero curioso della disposizione si nasconde altrove.
L’equo compenso costituisce una sorta di un’imposta applicata all’atto della vendita di qualsiasi supporto idoneo alla registrazione di suoni o immagini (per es. CD, DVD, dischi rigidi esterni, pennette USB, memory card, dispositivi di telefonia mobile dotati di unità di memorizzazione, hard disk incorportati in decoder, masterizzatori, ecc.), che finisce per incidere sul prezzo pagato dal consumatore ed il cui ammontare è commisurato alla capacità di registrazione dei medesimi supporti. I proventi serviranno a remunerare gli autori per le eventuali copie personali che, dei prodotti audiovisivi, farà l’acquirente.

Un esempio renderà più agevole la comprensione di quanto sopra. Tizio ha appena comprato l’ultimo CD di Albano Carrisi. Avendo aquistato un originale, la legge gli consente di estrarre quante copie vuole del supporto, purché ne faccia uso personale e senza scopo di lucro (potrà dunque usare una copia in auto e l’altra per il lettore di casa; non potrà invece usare una copia per suonarla durante una festa pubblica). Ma quest’attività – che stranamente la legge gli consente – si ritiene debba essere anche fonte di un “equo” guadagno per il povero Albano, che quindi, da ora innanzi, prenderà una percentuale sul prezzo pagato da Tizio per l’acquisto di CD vergini, HD esterni, memory stick, ecc. È ovvio che tali provvigioni in favore dell’Autore non andranno a detrimento del lucro dei produttori di supporti masterizzabili, ma costituirà un peso ulteriore sul prezzo finale.

Dunque, la legge colpisce tutta una classe merceologia, a prescindere dall’effettivo uso che di essa se ne fa, anche quando è verosimile proprio il contrario di ciò che presume la legge (chi mai userà una memory card del cellulare per copiare un cd musicale?).
Compenso, ci sembra il caso di dirlo, tutt’altro che equo!

Secondo gradino: il sistema transitorio e la Comunità Europea.
La legge sul diritto d’Autore vuole che l’equo compenso sia determinato da decreto del Ministro per i beni e le attività culturali: norma che, ovviamente, non è mai stata emanata. Nelle more, si applica la disposizione transitoria di cui al Decreto Legislativo 9 aprile 2003, n. 68 che avrebbe dovuto rimanere in vigore fino al 31 dicembre 2005.

Nel frattempo, in Spagna, ove vige il nostro stesso sistema, la Audiencia Provincial de Barcellona ha formulato lo scorso 31 ottobre 2008 alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea una richiesta di parere sulla determinazione dei criteri su cui ispirare la disciplina nazionale sull’equo compenso. I giudici spagnoli, infatti, si sono giustamente interrogati sull’opportunità di un sistema che imponga il pagamento dell’equo compenso “indiscriminatamente su tutti gli apparecchi, i dispositivi ed i materiali di riproduzione digitale”.
Siamo ancora in attesa del responso.

Terzo gradino: la Commissione Ministeriale Italiana.
Nel frattempo, lo scorso 28 maggio, si è insediata presso il Ministero per i Beni e le Attività culturali la Commissione speciale che dovrà rideterminare gli equi compensi dovuti per copia privata per uso personale senza scopo di lucro.
La Commissione, istituita dal presidente del Comitato Consultivo Permanente per il Diritto d’Autore, prof. Alberto Maria Gambino, dovrà rivedere la norma transitoria (l’art. 39 del Decreto Legislativo 9 Aprile 2003, n. 68). Nessun accenno dunque né all’opportunità di attendere l’esito del parere della Corte di Giustizia UE, né alla necessità di emanare il decreto ministeriale cui fa riferimento l’art. 71-septies.

Affidiamo le nostre considerazioni ai significativi dati dei proventi ottenuti solo nel 2007 attraverso il cosiddetto equo compenso.
La SIAE ha incassato circa 70 milioni di Euro, mentre l’IMAIE (recentemente messa in liquidazione dal Prefetto di Roma, provvedimento poi sospeso dal TAR Lazio) ne ha percepiti ben 27 milioni…

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