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Il corvo volò lontano… a 100 miglia da Memphis

È finalmente pronto per i negozi il nuovo atteso CD di Sheryl Crow. “100 Miles From Memphis”, il settimo lavoro in studio della cantautrice americana più nota degli ultimi anni, sarà in vendita dalla fine di Luglio ed è anticipato dal singolo “Summer Day”, il cui videoclip è a disposizione sul sito ufficiale della singer.

Una carriera iniziata timidamente come corista per Michael Jackson, Stevie Wonder ed altri grandi nomi sul finire degli anni 80, proseguita con passo incerto da solista quasi inosservata, fino al grande successo ed alla consacrazione. La bionda cantante del Missouri, passando attraverso depressioni, esperienze musicali invidiabili e qualche passo falso è riuscita finalmente a metà anni ’90 ad imporre la propria personalità musicale ed a farsi amare gradatamente in tutto il mondo. Questo grazie a canzoni sicuramente di facile presa melodica ed alto potenziale commerciale come “All I Wanna Do”, “Run Baby Run” ed “If It Makes You Happy”, tanto per citarne alcune.

Ciò che però fa di Sheryl un’artista e songwriter di spessore, è la profondità tanto di alcuni dei suoi testi, tanto della musica, che pesca a piene mani dalla tradizione musicale americana, tinteggiando i suoi dischi di blues, country e rock più che di pop preconfezionato e dal suono plasticoso. Questo grazie anche all’invidiabile background musicale che una giovane ragazza di provincia si costruì negli anni ’70 ed ’80, studiando pianoforte e perfezionando una voce di notevole estensione. Ad oggi quella ex-ragazzina può suonare pressoché quasi ogni strumento con sufficiente dimestichezza, cantare con sicurezza e grinta notevoli e comporre canzoni di indiscutibile valore.
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Rolling Stones, Kid Rock, The Corrs, Stevie Wonder, Lenny Kravitz, Sting, sono soltanto alcuni dei nomi che hanno voluto collaborare con questo evidente talento in grado di apportare al pop rock un qual certo grado di spessore come poche altre signore prima di lei. Joni Mitchell forse il nome più altisonante che viene in mente, o a tratti la sofferta e scontrosa Tracy Chapman, ma Sheryl si spinge oltre ed aggiunge quel tocco alla Lucinda Williams che con il suo appeal riesce a fare la differenza.
Come una vera cantrice della vita di provincia americana, ci racconta nella toccante e meravigliosa “Home” di uno squallido e brutto matrimonio da cui una donna non riesce ad uscire rifugiandosi nella malinconia, mentre condanna in “Love Is A Good Thing” la facilità con cui chiunque può comprare armi nei supermercati negli USA e si lecca le ferite di un amore finito nella frizzante e vintage “My Favorite Mistake”. Impossibile, per il pubblico americano in primis, resistere a tale approccio a tematiche semplici ed alla portata di tutti, affrontate da una bella ragazza talentuosa con un viso che più americano non si può ed una voce subito calda ed avvolgente.

Nell’arco della sua carriera, la Crow si rivela anche una musicista che non ha paura di andare controcorrente ed ammettere pubblicamente di aver sempre utilizzato e sostenuto le droghe leggere, di amare il buon vino, non avere tabù sessuali ed in un certo qual senso amare alcuni valori hippie, in verità con scarsa sorpresa. Addirittura al punto di ricordare il 22 Novembre 1963 come il giorno della morte di Aldous Huxley, scrittore inglese ispiratore di molti principi dei cosiddetti figli dei fiori.
Sheryl Crow è una donna devota alla sua musica, conscia del suo importante ruolo nel music-biz e coerente con quella che è la sua concezione di buona musica, nonostante non sempre questa definizione vada a braccetto con l’originalità o l’innovazione, spesso forzate che altre colleghe blasonate ma prive dello stesso talento sembrano voler ricercare a tutti i costi.
Non resta pertanto che trovarsi tutti all’appuntamento che Cirilla ci ha dato, a 100 miglia da Memphis. Lei ci sarà con la sua chitarra.

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