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Il crepuscolo degli dei

Accolto trionfalmente ai festival di Venezia e Toronto, esce finalmente per Medusa in dieci sale sul territorio nazionale il documentario sugli ultimi anni della straordinaria carriera del grande couturier. Abbiamo incontrato a Roma il regista Matt Tyrnaeur e le sue star, Valentino Garavani e il suo socio e compagno Giancarlo Giametti. Un’occasione imperdibile per una chiacchierata a più voci (presente anche Giampaolo Letta di Medusa) a due anni di distanza dal ritiro dalle scene dello stilista.

Valentino, cosa fa adesso?
Non ho un attimo di riposo: ho curato la mia retrospettiva al Louvre ed ho seguito il film negli Stati Uniti. Adesso sto realizzando i costumi del balletto del Teatro di Vienna per il concerto di Capodanno. È la prima volta che mi dedico ai costumi teatrali, mi interessa moltissimo, in parte è sempre nel mio ambito.

È vero che forse realizzerà i costumi di una Traviata al Bolshoi?
Stavo per firmare il contratto, l’allestimento era in programma per febbraio 2010. Purtroppo a causa della recessione il progetto è stato rimandato. Avevamo messo insieme un gruppo straordinario, tutto italiano, con Dante Ferretti alle scenografie e Liliana Cavani alla regia. Speriamo di riuscire a portare avanti il progetto.

Come mai il film accolto benissimo a Venezia 2008 ha impiegato così tanto per uscire nelle sale?
Giampaolo Letta: Medusa se n’è interessata due mesi fa quando i diritti per la distribuzione si sono resi disponibili. Il film ci era piaciuto molto a Venezia, ma all’epoca non era in vendita. Sarebbe stato un controsenso non avere la possibilità di farlo uscire in Italia.

Matt Tyrnaeur: Il film è uscito negli Stati Uniti a marzo 2009 ed è stato un enorme successo. C’è voluto un po’ di tempo a causa delle condizioni del mercato. Eravamo in trattative con alcuni distributori italiani ma sono felice che alla fine lo abbia preso Medusa. È valso senz’altro la pena di aspettare. Le recensioni sono state aldilà delle mie aspettative e sono molto felice di portarlo adesso nel resto del mondo, soprattutto in Italia dove mi auguro venga accolto con lo stesso calore.

Valentino: Logicamente ero dispiaciuto che l’uscita del film fosse incerta. Il mio grande desiderio era di avere il film in Europa e soprattutto in Italia. Ma il film stava avendo un grande successo in America, dove io stesso l’ho seguito ovunque sia stato presentato. Adesso dopo tanto penare il film può finalmente arrivare nei cinema italiani.

Quando il regista si è reso conto che non stava facendo un documentario ma un film vero e proprio?
Matt Tyrnaeur: Quando sono venuto a Roma da giornalista per “Vanity Fair” ed ho conosciuto Valentino e Giancarlo sono rimasto molto colpito. Ho scritto del loro rapporto dicendo che era la storia di un matrimonio. È difficile trovare due persone così legate e così vicine che non siano sposate. A quel punto ho capito che volevo fare un film più grande nelle intenzioni sin dall’inizio. Valentino a Giancarlo hanno ridefinito il concetto di unione duratura. Anche per le generazioni future dovrebbe servire da modello vedere che due persone non solo si tollerano e si amano, ma insieme cambiano il mondo della moda, diventano delle icone di Roma e degli ambasciatori dello stile italiano nel mondo. È stato un colpo di fortuna per me trovare un argomento così ricco.

Quali sono stati i limiti che si è autoimposto nel filmare Valentino e quali i limiti che Valentino ha imposto alla presenza della macchina da presa?
Matt Tyrnaeur: Valentino e Giancarlo mi hanno permesso di seguirli per due anni. Pur essendo persone molto riservate non mi hanno mai tenuto fuori da niente. Forse lo hanno fatto per ingenuità o per eccessiva generosità, comunque ho avuto accesso a tutto. Questo film non si sarebbe potuto fare senza questa libertà. Sono stati molto coraggiosi anche perché io avevo l’ultima parola sul montaggio. Per due persone di tale successo e prestigio permettere una tale libertà ad un regista è una cosa inusuale.

Valentino: Durante le riprese non è che mi accorgessi molto della macchina da presa anche perché lavoravo moltissimo, quindi non realizzavo cosa stesse succedendo. Me ne sono accorto dopo, guardando le riprese, e devo dire che l’idea di questa intrusione nella vita privata all’inizio mi ha un po’ toccato. Ma dopo che il film è stato osannato a Toronto con 15 minuti di standing ovation non mi sono più rammaricato se sono stati ripresi alcuni momenti in cui ero abbastanza fuori di me. [PAGEBREAK]

Si riconosce nel ritratto che si evince dal film: un Valentino che vive in un mondo a parte, un suo empireo di bellezza astratto dalla realtà?
È la pura verità, mi riconosco assolutamente.

Qual è il suo debito con le dive degli anni ’40 e le ragazze di “Ziegfield Folies”? Pensa che oggi lo stardom si sia un po’ esaurito?
Se uno va agli Oscar lo stardom c’è sempre, c’è il tappeto rosso. È tutto un po’ appannato ma resiste ancora. Rispetto a una volta il mondo sta cambiando ed è un peccato che si perda quella magia. Avevo 11 anni quando vidi il film “Ziegfield Folies”, ero un grande ammiratore di Lana Turner ed Hedy Lamarr. Rimasi affascinato da queste dive ricoperte di lustrini che scendevano le scale ed è allora che ho deciso di voler disegnare abiti per le donne.

Le manca il mondo dell’alta moda?
Il momento non è più propizio per l’alta moda. La situazione economica mondiale è molto difficile e le cifre colossali dell’alta moda non sono più accettate. Era un momento straordinario in cui non c’erano limiti all’opulenza e all’eleganza. Nelle condizioni del mondo attuale non potrei più esprimermi e sono felice di aver lasciato al momento giusto. Certo, mi manca la quotidianità, il profumo della sartoria, il dover creare e non pensare ad altro. Ma non posso disegnare vestiti con un bastone in mano. Seguo sempre la moda, anche se da lontano.

Come valuta il corso intrapreso dalla Valentino spa dopo il suo addio?
È sempre il mio nome che continua, quindi lo seguo. Vorrei che tutto fosse perfetto, come ho sempre cercato di fare io stesso. Sono sicuro che le persone alla guida dell’azienda faranno del loro meglio. Gli faccio i miei auguri.

Cosa pensa della proposta di fare Giorgio Armani senatore a vita?
Sarei molto felice ed onorato per lui se questo avvenisse. Credo anche di aver già aderito.

A che punto sono le trattative con il comune di Roma per il museo di Valentino?
Giancarlo Giammetti: Il progetto del museo era stato concordato con il sindaco Veltroni. Con il cambiamento di amministrazione hanno deciso che non volevano più fare un museo dedicato ad un solo stilista ma volevano aprirlo anche ad altri. A quel punto ci siamo sentiti fuori.

Signor Tyrnaeur, c’è stato un momento difficile in questi due anni di riprese?
Abbiamo avuto delle difficoltà enormi tutti i giorni. La star Valentino ci lasciava quotidianamente, abbandonava il film e poi tornava ad essere la star il giorno successivo. Capisco che non deve essere stato facile per un artista come lui essere seguito da una cinepresa tutti i giorni ed avere una troupe che invade il tuo territorio ed il processo creativo. Spesso mi hanno urlato contro, ma per poter realizzare questo film dovevo attraversare certi confini. Per catturare le scene del rapporto tra Valentino e Giammetti, bisognava essere come una mosca che si nasconde sulle pareti e sparisce. Il momento più difficile è stato quando ho fatto vedere loro il film completato. All’inizio lo hanno detestato, ma con il tempo che sono riusciti ad amarlo, ed è questa la mia conquista più grande.

Girano voci che questo film concorrerà agli Oscar…
Matt Tyrnaeur: Saremmo molto onorati di essere considerati per un premio Oscar. Quest’anno i candidati al miglior film saranno dieci quindi c’è la possibilità che uno o due documentari possano essere compresi nella lista. Naturalmente le probabilità sono poche, ma sarebbe una cosa molto spettacolare se si pensa che Valentino ha creato l’abito per il red carpet. Se il film concorresse agli Oscar sarebbe bellissimo vedere Valentino sul tappeto rosso come candidato. Davvero un gran finale.

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