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Il culto fa ancora accoliti

La bella cornice del festival Carroponte di Sesto San Giovanni offre oggi una grande giornata all’insegna dell’hard rock britannico con il ritorno dei The Cult, accompagnati per questo tour dai Gun, capitanati dai fratelli Gizzi in veste di opener.

Le zanzare hanno modo di banchettare come si deve vista l’ottima affluenza di pubblico ed il rock della band scozzese prende fuoco con la nuova “14 Stations” posta in apertura di set.

Da noi la band è sempre stata di culto, per cui è netta la distinzione da chi li adora a chi non li conosce, nonostante la lunga carriera. Ma è impossibile resistere al tiro di “Word Up”, “Shame On You” e “Steal Your Fire” per citare alcuni dei pezzi più noti regolarmente eseguiti anche stasera, pertanto a fine show tutti si ritrovano a canticchiare con la band e ad applaudirne la breve esibizione.

Una lunga attesa separa la fine dello show dei Gun dall’inizio dello show degli headliner, che preceduti da un’intro etnico tribale partono subito in bellezza con la mitica “Lil’ Devil”.

La parte del leone nella setlist spetta ovviamente all’ultimo nato in casa Astbury/Duffy, il fresco di stampa “Choice Of Weapon” da cui sono stati eseguiti ben 6 estratti, ad inframmezzare i grandi classici conosciuti e ballati da tutti.

L’aspetto positivo è stato vedere una band in ottima forma artistica, con un tiro notevole ed in grado di offrire uno show di qualità nonostante la durata in effetti piuttosto breve. Peccato che molti album della gloriosa carriera del gruppo siano stati bellamente ignorati, incluso il loro best seller “Sonic Temple” con i suoi arcinoti singoloni, ma è risaputo come tale album fosse fin dalla sua release una grande pietra della discordia nella relazione dei due leader. Stupisce meno, in quanto abbastanza ricorrente, l’esclusione di brani da “Ceremony”, “The Cult” e dal penultimo “Born Into This”.

Ian Astbury cerca di interagire con il pubblico, a tratti scherzando anche su bunga bunga ed altre piacevolezze che un noto buffone italiano ha introdotto nel gergo politico internazionale, dando motivi di vergogna a tutti gli italiani, cosa questa che probabilmente Ian ignora.

Billy Duffy dal canto suo rimane al solito impassibile, celato dietro la sua gigantesca White Falcon e scambiando giusto qualche cenno tra un pezzo e l’altro, mentre la folla si scatena ballando e cantando “Nirvana”, “She Sells Sanctuary”, “Rain” e “Spiritwalker” nel nome dei tempi dark che furono.

Chris Wyse, John Tempesta e Mike Dimkitch sono oramai una solidissima e collaudata sezione ritmica, con i quali i due bizzosi padroni di casa sembrano interagire egregiamente, a beneficio della musica stessa.

Come ai bei tempi tocca alla rollingstonesiana “Love Removal Machine” chiudere in bellezza lo spettacolo con il suo veloce assolo finale, lasciando in tutti l’idea che un paio di pezzi in più, però ci sarebbero anche potuti tranquillamente stare.
Non resta che accontentarsi visto il buonissimo stato di salute di cui i The Cult sembrano godere sia in studio che on stage.

Scaletta The Cult:

“Lil’ Devil”
“Honey From a Knife”
“Rain”
” Lucifer”
“Nirvana”
“Embers”
“The Wolf”
“Wild Flower”
“Rise”
“The Phoenix”
“For the Animals”
“She Sells Sanctuary”
“Life Is Greater Than Death”
“Spiritwalker”
“Love Removal Machine”

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