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Il culto

Una cosa appare chiara nell’analisi del progresso musicale degli Homostupids da Cleveland: il gruppo non ha mai desiderato la semplice fama o il consenso del pubblico underground, quanto piuttosto l’ottenimento dello status di oggetto di culto. Nessuna faticosa scalata alla notorietà, nessuna ricerca di una nicchia in cui collocarsi: sin dal primo singolo il trio ha messo in chiaro di volersi imporre come scheggia impazzita in un panorama in cui le distinzioni di genere la fanno ancora da padrone.

Il successo riscosso dagli Homostupids non è tanto dovuto all’originalità della materia musicale trattata, quanto a quel sentore di delirio che permea il loro modo di intenderla. Marchi di fabbrica sono un assoluto e radicale rifiuto di ogni regolarità e logica di genere, la giustapposizione secca e disturbante di elementi quanto mai eterogenei, la finalità ultima di spiazzare piuttosto che di innovare. Il Punk lo-fi, il noise e un tipo di hardcore secco e rapido sono stati assemblati senza alcun riguardo per la tradizione. Caos forse, ma caos illuminante.

La produzione musicale degli Homostupids si è susseguita negli ultimi quattro anni con discreta regolarità quantitativa: una manciata di singoli e due LP. Una costante esposizione di ogni possibile perversione sonora accomuna ogni lavoro del gruppo, la cui ricerca del rumore perfetto si snoda tra anfratti e cavità umide di distorsioni dissennate e feedback inesorabili. L’ultimo Full Length, “The Load”, può essere un perfetto punto di partenza per la scoperta del fenomeno HS, così come il primo singolo “The Glow”, stupefacente disco di presentazione. Cadere in balia della violenza scomposta del trio è semplice: basta accettare le regole del gioco e lasciarsi trascinare nell’occhio del ciclone.

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