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Il cuore vero del cinema italiano

Esce il 17 aprile nelle sale italiane “Questione Di Cuore”, ultimo film di Francesca Archibugi che, dopo le “Lezioni Di Volo” indiane del 2006, torna con una commedia – leggera, come il suo stile ci ha abituati – sulla cardiopatia. Protagonisti due uomini alle prese con la stessa malattia, ma con sostrati sociali antitetici, e che troveranno un punto comune, più profondo, per instaurare una dolcissima amicizia. A Milano abbiamo incontrato la regista con i due protagonisti maschili, Antonio Albanese e Kim Rossi Stuart, accompagnati dalle controparti femminili, Micaela Ramazzotti e Francesca Inaudi.

Albanese e Rossi Stuart: una coppia inedita. Come mai questa scelta?
Francesca Archibugi: Non è stato facile dare corpo a questi due ruoli. Nella mia mente avevo ovviamente un’idea personale. Quando però Antonio e Kim son entrati nei panni di Alberto e Angelo, e lo hanno fatto in modo tanto forte, la mia immagine di quei personaggi si è persa nella loro. Ecco perché questa coppia ha funzionato.

Da dove parte la scelta di mettere in scena la fragilità maschile?
Francesca Archibugi: Ho letto il romando di Umberto Contarello quando era ancora in bozze e la storia mi è da subito piaciuta molto. L’ho, come sempre si fa, reinterpretata liberamente, ma si tratta comunque di una storia che mi è stata regalata.

Kim, quanto della tua esperienza in ospedale ti ha aiutato nell’interpretare questo ruolo?
Kim Rossi Stuart: Fortunatamente, io ho vissuto un’esperienza ospedaliera legata a questioni risolvibili (una frattura alla gamba, ndr). È indubbio però che l’ospedale non abbia per me un’accezione esclusivamente positiva. Ecco allora che quando sono stato posizionato sul lettino mi è bastato poco per richiamare tutta la memoria sensoriale di quei momenti.
[PAGEBREAK] Alberto nel film è uno sceneggiatore. Antonio, come hai affrontato questo ruolo?
Antonio Albanese: Ho letto, amato e seguito le indicazioni di Francesca. Da sempre amo cambiare e mi eccitava vestire i panni di un personaggio che non avevo mai interpretato. Mi interessava in particolare allontanarmi dai ruoli di estrazione popolare che solitamente mi vengono affidati ed entrare in questo mondo intellettuale.

A questo proposito, in una scena del film alcuni personaggi del cinema italiano – Verdone, la Sandrelli, per esempio – vanno a trovare Alberto in ospedale, ma poi non compaiono più nel resto del film. C’è una critica a questo ambiente?
Francesca Archibugi: No, non era affatto mia intenzione, anche se ora mi accorgo che potrebbe purtroppo passare questo messaggio anche al pubblico. Le amicizie nel mondo del cinema esistono, eccome. Nel film è piuttosto Alberto che decide volontariamente di allontanarsi, aspetto che si sarebbe colto meglio in una sequenza che ho poi deciso di tagliare: una cena in cui Alberto maltratta i suoi amici attori, proprio perché comincia a sentirsi distante dal loro universo.

Kim, per la terza volta interpreti un ruolo paterno. Com’è il tuo percorso su questo tema?
Kim Rossi Stuart: Evidentemente sono entrato nell’età giusta per questo ruolo (scherza, ndr). Si tratta di tre padri diversi. Nel film “Le Chiavi Di Casa” di Gianni Amelio interpreto una paternità rifiutata. Al contrario in “Anche Libero Va Bene”, che ho diretto, quasi sostituisco la figura materna. In questo caso, invece, do corpo a un padre più normale, un buon padre direi, che si ritrova ad affrontare una situazione difficile.

Kim e Antonio, credete in questo tipo di amicizie virili che nascono tra persone di ambienti tanto diversi, quello di una ex-borgata e quello del cinema dei grandi nomi romani?
Kim Rossi Stuart: Perché no? Stringere amicizie con persone che possono darti qualcosa di diverso è uno stimolo in più. I miei migliori amici, per esempio, sono un marmista, un calzolaio e un maestro di arti marziali.

Antonio Albanese: Meglio contaminarsi (scherza, ndr). Lui pesca in acqua salata, io in acqua dolce. È la solita differenza tra nobiltà e proletariato!
[PAGEBREAK] Micaela e Francesca, come avete affrontato rispettivamente i vostri personaggi: la moglie di Angelo, e la compagna, lasciata e ripresa, di Alberto?
Micaela Ramazzotti: Il personaggio di Rossana è una ragazza che ha sposato il più bello del quartiere e che si è costruita una fortezza inespugnabile di affetti. Il momento più delicato per lei è l’aprirsi ad Alberto, un personaggio molto complicato che lei inizialmente, abituata a un mondo in fondo semplice, non comprende.

Francesca Inaudi: Carla è una ragazza che rimane impotente di fronte alle scelte di Alberto, che le impone ciò che vuole: interrompere la relazione, riprenderla e così via. Ecco, questo è proprio distante dal mio carattere ed è stato l’aspetto sicuramente più ostico da interpretare.

Da dove la scelta, molto significativa, della location del Pigneto?
Francesca Archibugi.: Ho cercato di realizzare qualcosa di realistico e per questo ho materialmente girate per le borgate. Questa del Pigneto mi è sembrata perfetta. Non è un caso che faccia parte della storia del cinema italiano del secondo dopoguerra. È qui che è stato girato “Accattone” di Pasolini, ma poi fino ad oggi – con l’unica eccezione di un “Monnezza” negli anni Settanta – nessun regista l’ha più scelta come location.

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