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Il DAT (Digital Audio Tape)

Oggi il digitale è entrato a far parte della vita di tutti i giorni, ma il passaggio dall’analogico non è stato semplice e indolore, soprattutto nel campo musicale come avvenne per il DAT (Digital Audio Tape).

Lanciato da Sony nel 1987, avrebbe dovuto sostituire le vecchie musicassette ripercorrendone lo stesso successo grazie un audio di qualità notevolmente superiore. Il Walkman, infatti, divenne in pochissimo tempo lo strumento più utilizzato per usufruire della musica in libertà, un po’ come è accaduto con l’iPod e i lettori MP3 in tempi recenti.

Le musicassette ebbero tantissimo successo grazie alla loro praticità. Erano piccole, facili da usare e soprattutto molto economiche. Col tempo, però, erano destinate a deteriorarsi e la qualità audio non raggiunse mai quella dei vinili. Con l’avvento dell’audio digitale, si cercò, quindi, di sviluppare un supporto in grado di rendere fruibile la musica con una qualità notevolmente migliore mantenendo la stessa praticità. Sony puntò sul DAT e ci investì molto, ma qualcosa non andò come avrebbe dovuto e, dal punto di vista commerciale, fu un flop.

Il passaggio a una nuova tecnologia trova sempre qualche ostacolo iniziale nel consumatore. C’è chi vuol essere sempre il primo ed è disposto anche a spendere molto pur di soddisfare questa sua voglia, ma la maggior parte delle persone è abitudinaria e, prima di abbandonare uno strumento per quello nuovo, ci mette un po’.

Nel caso del DAT, gli ostacoli erano dovuti al fatto che costasse molto, che non erano compatibili con le vecchie audiocassette e ad altri piccoli difetti tipici della gestione dei nastri: il passaggio da una canzone all’altra, ad esempio, comportava sempre un po’ di attesa per mandare avanti o indietro la cassetta.

Il vero ostacolo, però, fu un altro. Le case discografiche non ci hanno mai creduto molto e l’offerta musicale non è mai stata adeguata a spingere i pubblico del largo consumo verso questo nuovo standard. Il perché va ricercato soprattutto nei costi elevati e nel fatto che il DAT avrebbe potuto facilitare la diffusione di materiale protetto da copyright. Ecco perché si decise di ostacolarlo e di puntare sui Compact Disc che offrivano la stessa qualità ma che erano molto più difficili da piratare, almeno all’inizio.

Sono molti i casi in cui un prodotto, pur essendo tecnologicamente avanzato e indovinato dal punto di vista progettuale, non ha trovato sbocco nel mercato perché qualcuno ha deciso che era meglio così. Nel settore audio/video questa decisione viene presa dalle grosse case di produzione discografiche e cinematografiche. Sony forse anche per questo decide poi di diventare a sua volta una casa di produzione per non trovarsi spiazzata perdendo tutti gli investimenti in ricerca che dedica a questo settore.

Il DAT, come detto, da un punto di vista commerciale fu un fallimento, ma trovò ugualmente uno sbocco nel settore professionale e fu impiegato anche nel campo informatico per la memorizzazione dei dati. Ufficialmente Sony ne annunciò la fine nel 2005 ma in diversi studi di registrazione viene ancora impiegato a dimostrazione del fatto che tecnologicamente si è trattato di un prodotto molto valido.

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