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Il diario di Cannes 2016 : Applausi per Bellocchio, placcaggi per Sutherland

E rieccoci qui a darvi conto delle due ultime due convulse giornate al Festival di Cannes 2016, fatte principalmente di scalinate, a casa e al Palais, pioggia, file, poco sonno e tanto cinema, che è poi la cosa che conta di più. Siamo a un quarto del Concorso, il livello medio è buono ma non ottimo, ma se ne parlerà poi, anche per cominciare a tracciare delle linee guida che, al momento, sembrano aver orientato i selezionatori nelle scelte.

Oggi parliamo di due eventi, la proiezione ufficiale di un maestro un po’ perduto del cinema italiano, e lo sbarco in Croisette del più grande di tutti, affermazione forte, di cui mi prendo ogni responsabilità, e precisando che ci si riferisce a quelli ancora in attività. Lui e altri quattro o cinque dai, che già vedo i fucili puntati. Ma partiamo prima da un po’ di aneddotica, che so che non aspettate altro (???).

Chi di voi dovesse trovarsi ad assistere ad una proiezione in sala Debussy a Cannes, noterebbe una particolarità a tutta prima inspiegabile: qualcuno, mentre scorre la sigla introduttiva e le scale (ancora loro, vedete che è una costante!) salgono dal fondo del mare al firmamento, urla sempre a pieni polmoni “Rauuuullll“. Ora, cosa vi verrebbe da pensare? Che gli spagnoli ricordino qualche epica vittoria calcistica sui transalpini decisa da una rete dell’ex centravanti del Real, no? Sono due anni che la interpreto così, di default, senza chiedere lumi a nessuno. E invece no, qui si tratta di una vera e propria commemorazione: qualche anno fa, un accreditato entra in ritardo, ha un amico che gli ha tenuto il posto, la sala ormai è al buio, ma lui non demorde e grida il suo nome per una, due, dieci volte, fino a suscitare l’attenzione (e le risate) di tutti i convenuti. Voglio farlo anch’io prima o poi, ma non qui a Cannes, magari in campagna, di notte, quando c’è la luna piena. O ad una convention di appassionati di “Ken il guerriero”, devo ancora decidere.

Vi do velocemente conto anche di un’epica figura di … palta che mi ha visto protagonista nel pomeriggio di ieri. Esco di corsa dalla proiezione del film di Ken Loach per tornare fuori a rimettermi in coda (qui si fa così, è un eterno ritorno), davanti a me si apre di botto la porta centrale che porta al palchetto dove i giurati guardano i film insieme alla stampa e … BUM, mi scontro con un omone beccandolo in pieno. Beh, era Donald Sutherland, che mi guarda schifato (giustamente) e biascica impropreri in una roba che forse era inglese, forse no, io di certo non ho capito nulla impegnato a pronunciare la più lunga sequela di “sorry” della storia dei Festival. Meno male che arriva subito dietro, sorridente e splendente nei suoi capelli bicolori, il buon Presidente George Miller, e la security li porta via entrambi togliendomi dall’imbarazzo. È proprio di qualche giorno fa la notizia che Donald sarà tra i protagonisti del prossimo film inglese di Paolo Virzì, mi sembra che non abbia subito alcuna conseguenza, ma consiglio al regista livornese di prevedere per il suo personaggio una leggera zoppìa alle brutte, che non si sa mai.

Apertura della Quinzaine de Réalisateurs quindi, affidata a “Fai bei sogni” di Marco Bellocchio, dal bestseller di Massimo Gramellini. Per il giudizio sul film vi rimando alla recensione, per la presentazione ufficiale all’Italia vi rimando alla serata che Fabio Fazio organizzerà tra qualche tempo, ci potete scommettere, tra salamelecchi, incensamenti e gramellinate senza controllo. Fila molto lunga per entrare, ma arrivo un’ora prima e non c’è alcun problema. Prima, però, passano gli inviti, e sfila tantissimo cinema italiano, tra presenzialisti, sgallettate in abito lungo e addetti ai lavori. Passa Paolo Sorrentino con sigaro in bocca, Alex Infascelli che sta cercando di piazzare al Mercato il suo “S is for Stanley” (che abbiamo visto all’ultima Festa di Roma e che vi consigliamo di recuperare se siete dei kubrickiani all’ultimo stadio come il sottoscritto, ma anche se non lo siete), poi arriva tutto il cast del film, compresa una Bérénice Bejo dalla bellezza illegale.

La proiezione è preceduta dal premio La Carrosse d’Or (una sorta di premio alla carriera della Quinzaine) al grandissimo Aki Kaurismaki, che non si presenta, ritira al suo posto l’attore francese Jean-Pierre Darroussin (guardate le foto, è il Billy Bob Thornton francese), da lui utilizzato in “Miracolo a Le Havre”. Ci preoccupiamo tutti, inutile dirlo, per il vizioso maestro finlandese, che di solito si presenta quando invitato senza alcuna pretesa, di solito basta la giusta quantità di birra. Si scherza, speriamo che per Aki si sia trattato solo di un contrattempo; il premio è preceduto da un montaggio agile, veloce, ritmato (e bellissimo) che riassume in pochi minuti tutta la sua filmografia. Artista gigantesco, che vi consiglio di recuperare in toto.

Prima della proiezione, ancora un’ultima cosa, l’appello dei lavoratori dello spettacolo francesi, che denunciano condizioni contrattuali infami. Niente di nuovo sotto il sole, purtroppo, ma complimenti alla Quinzaine per avergli dato vetrina e tempo in questa serata di gala. Un buuuuuu infinito, invece, per il pubblico ben vestito che, ad un certo punto, comincia a fischiare per mandare via l’emozionatissimo ragazzo che stava parlando dal palco, una scena semplicemente indegna. Gli applausi alla fine un po’ sanano la vergogna, ma è un episodio totalmente in controtendenza con l’impegno politico che trasuda qui da ogni proiezione, dalla Selezione Ufficiale, dagli eventi collaterali.

La standing ovation per Marco Bellocchio è calda e lunghissima, ed occupa interamente i titoli di coda: cronometrateli voi se vi va, se volete partecipare allo sport più in voga durante i Festival cinematografici. All’uscita tutta la delegazione bellocchiana s’infila alla festa sulla spiaggia antistante la sala, un cavalier servente della security ricopre le nude spalle della Bejo perché il vento è inclemente, Sorrentino rimette in bocca il suo sigaro, Piergiorgio Bellocchio conserva anche in borghese il suo sguardo iroso (solo quell’espressione c’ha, anche nella vita) mentre il vostro cronista osserva tutto dal camion dei panini lì di fianco, addentando una baguette che era fresca probabilmente ai tempi de “I pugni in tasca”, con un prosciutto che probabilmente arriva dalla Cina, sempre più vicina. Devo continuare questo ignobile giochetto con tutta la filmografia del maestro di Bobbio? No, vero?

Un momento, ma non si era detto che si sarebbe parlato anche del più grande regista del mondo? Lo spazio è tiranno, Andrea Arnold mi aspetta in sala col suo film in Concorso, quindi dovrete pazientare soltanto fino a domani. Vi do un indizio, anche se scoprire chi sia è il gioco più semplice del mondo, si tratta di un GGG, un grande gigantesco gourmet dell’arte cinematografica. Ci siete già arrivati vero? E non dovete nemmeno scegliere il pacco dell”Abruzzo … Passo e chiudo, a domani

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