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Il diario di Cannes 2016: La Café Society di Woody Allen

Ed eccoci ancora qui sulla Croisette, per il terzo anno consecutivo che porta, quindi, obbligatoriamente con sé la terza edizione di questo diario semiserio con il quale vogliamo portarvi dentro, intorno (e magari anche un po’ dietro) la rutilante macchina organizzativa e mediatica del Festival di Cannes.

Le previsioni annunciano tempo brutto e pioggia per quasi tutta la durata del Festival, quindi, in barba alle spiagge e alle passeggiate in Croisette, ci si tapperà in sala (cosa che avrei fatto comunque, ma tant’è). Una delle costanti di questi giorni di avvicinamento alla data iniziale è il continuo sottolineare la recrudescenza dei controlli di sicurezza, già estremamente accurati, per via dell’inevitabile allarmismo legato a possibili attacchi terroristici.

Già un filmato diffuso nei giorni scorsi, con una prova di attacco e conseguenti reazioni delle forze dell’ordine, sulla scalinata della sala Debussy, aveva contribuito a far salire timori con la prefigurazione di scenari apocalittici. Il tutto acuito dalla prova di evacuazione del Palazzo del Cinema avvenuta ieri, a Festival ancora chiuso ma a sale per la stampa già aperte, con l’allarme ed il perentorio invito ad abbandonare l’edificio.

Se la cosa andava fatta, meglio nel giorno interlocutorio, con poca gente; il problema è che qualche testata italiana (mi segnalano in particolare SkyTg24, io non ho visto quindi non posso confermare) ha rilanciato la notizia senza precisare, e le telefonate di amici e parenti preoccupati si sono susseguite a ritmo incalzante. Stiamo bene, amici e parenti vicini e lontani, un po’ sudati vista la partecipazione ai campionati europei di trascinamento di trolley, ma stiamo bene.

Quarto piano senza ascensore. Non è il titolo di una commedia francese della Selezione Ufficiale (ma potrebbe esserlo, vero?) ma la posizione dell’appartamento che condivido con altri cinque valenti colleghi. Una volta arrivati con il trolley alla fine della salita, e dopo aver scansato con forza i ripetuti infarti, TUTTO il resto del Festival non può che essere in discesa. Pioggia alla sera, pioggia al mattino dopo, con uno squarcio di sole ad ora di pranzo che permette alle quattro stagioni di alternarsi tutte nel giro di qualche ora. Ma l’attesa per la prima proiezione comincia a salire…

E non potrebbe essere altrimenti, visto che parliamo del nuovo film di Woody Allen, “Café Society“, con un cast (per l’ennesima volta) all-star che annovera Jesse Eisenberg, Kristen Stewart, Parker Posey, Blake Lively, Steve Carell. Vi rimando intanto alla recensione … per poi aggiungere qualche annotazione veloce anche in questa sede, gli spazi sono tiranni e vanno conquistati ovunque si presenti l’occasione. È abbastanza inevitabile fare il raffronto con un altro grande film (MOLTO più grande di questo) come “Ave, Cesare” dei fratelli Coen (qui presidenti di Giuria lo scorso anno), un altro film che mostrava il dietro le quinte di Hollywood (qui gli anni Trenta, nel film dei Coen gli anni Cinquanta) riempiendo di amore per la materia anche la critica più feroce al “Sistema”.

Stessa devozione che prova anche Allen, ci mancherebbe, ma l’approccio più freddo e il focus dello script sulla commedia romantica più che sull’omaggio alla Golden Age fa sì che il contesto non emerga troppo dallo sfondo: del film di Allen ci ricorderemo una passeggiata newyorkese, una cena a lume di candela, una dissolfvenza di sguardi lontani ma vicini, l’epoca in cui tutto avviene passa decisamente in secondo piano. Io sono un alleniano militante, tollero poco e molto male le critiche gratuite alla ripetitività di stili e tematiche (mossa magari, mi è successo, da fan sfegatati degli Ac/Dc, pronti a dargli fuoco se avessero mai l’ardire di fare un pezzo reggae), mi limito a dire che nessun medico obbliga ad andare a vedere Allen al cinema per migliorare le condizioni fisiche (ma dovrebbero farlo, e funzionerebbe), quindi lasciatemi(ci) nel mio swing e nel mio umorismo corrosivo, e non sbattete la porta quando ve ne andate.

Volete un piccolo esempio di umorismo contenuto in “Café Society”? Mamma di fede ebraica: ” Questo fatto della vita dopo la morte ha sempre fatto aumentare il pubblico del cristianesimo a dismisura”. Contenti?

Lassù, comunque, hanno buoni gusti cinematografici. Mi capita di uscire per una mezz’ora dal Palais sotto un diluvio universale, qualche minuto dopo, in concomitanza con il passaggio di Woody sul red carpet, splende il sole. Giust(issim)o così. Nel darvi l’appuntamento a domani, mi metto in caccia di una cena discretamente sostanziosa ad un prezzo ragionevole. Finirò come Diogene, e sarò ancora qui a cercarla tra cinquant’anni, probabilmente…

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