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Il diario di Cannes 2016 – Steven Spielberg e il GGG

Come vi avevo anticipato ieri, oggi si parla dello sbarco qui a Cannes dell’uomo dei sogni, dell’eterno bambino, di colui che rilegge la storia attraverso le immagini, insomma di Steven Spielberg. Tutto comincia con lui, dalle videocassette di Indiana Jones viste e riviste fino alla consunzione, dal Peter Pan di Robin Williams amato da me e pochi altri, dai dinosauri di “Jurassic Park” che atterrirono e meravigliarono un tredicenne innamorato del cinema senza nemmeno saperlo, perché credeva che ogni adolescente del mondo passasse il tempo a scimmiottare i propri personaggi preferiti e a guardare e riguardare film, spesso i suoi. Qui a Cannes, però, bisogna ritornare a “E.T.”. Perchè quel film, come quest’ultimo di cui parleremo tra poco, era scritto da Melissa Mathison, recentemente scomparsa, compagna per una vita proprio di Harrison Ford, l’Indiana Jones cinematografico: una storia di realtà che diventa puro cinema.

Ci sono molti tratti comuni tra il piccolo extraterrestre che doveva tornare a casa e il Grande Gigante Gentile, il film è colmo dello stesso stupore, della stessa visione del mondo atraverso gli occhi dei bambini, uno terrestre e uno no. Solo la storia saprà dirci se quest’ultimo film rivestirà negli anni a venire la stessa importanza di quello, ma tutto sommato questo non ha molta importanza, no?

Per sapere cosa penso del film, vi rimando come sempre alla recensione. Qui parleremo del sospirato incontro in conferenza stampa, alla quale mi avvicino come un adepto più che un addetto ai lavori (un addepto quindi). Questa volta si può entrare quasi facilmente, perchè sono le star e non i cineasti a richiamare la folla, e Mark Rylance e Rebecca Hall, probabilmente, non lo sono abbastanza. Uno ha appena visto un Oscar per il precedente film del Maestro, ma vabbè, di sicuro la panza di Russell Crowe interessa di più e quindi ho torto io. Fatto sta che, a un certo punto, la delegazione fa il suo ingresso in sala conferenze, oltre ai già citati anche la storica produttrice Kathleen Kennedy, Penelope “Downton Abbey” Wilton e la splendida protagonista Ruby Barnhill, che vorrei proprio abbracciare forte, prenderla per mano e portarla a prendere un gelato (probailmente dopo questa film si abituerà a prendere gelati del costo della mia casa, ma va bene così). Ma dove l’hai trovato un esserino così meraviglioso, quanto tempo c’è voluto, quante bambine hai provinato? Sarebbero cose da poter chiedere a Steven, no? Insieme ad altre ben più interessanti come l’ambientazione temporale in un 1982 plurigiustificato (anno di pubblicazione del libro di Dahl ed ANNO DI E.T.,  mamma mia quanto adoro queste cose), ed invece la disarmante pochezza dei quesiti posti è una roba da umorismo involontario. Lo fanno per me/per noi, lo sapete? Per dare materiale nuovo e succoso a questo resoconto giornaliero, che carini …

Non è sicuramente buon costume additare colleghi alla pubblica gogna, ma non credo che in Israele e in Bangladesh ci leggano, no? Perchè proprio dai corrispondenti dei due Paesi asiatici (lo è anche Israele per collocazione geografica, no?Anche se non sembra …) arrivano le domande da segnare per tre volte con la matita rossa. Il corrispondente israeliano va sul provocatorio: chiede a Spielberg perchè ha trasposto il libro di un autore che ha pronunciato note dichiarazioni antiebraiche. Lui, naturalmente, afferma di non saperne nulla, che ha cresciuto i suoi figli con i libri di Dahl e che comunque non gli sembra un gran problema. Io mi limito a dire una cosa: sono oltranzismi come questo che forse non vi rendono simpatici a tanti, no? Che sbagliano, perchè ogni generalismo è un madornale errore, ma ponendosi così di fornte al mondo si butta benzina su un fuoco che andrebbe sopito invece.

Il corrispondente del Bangladesh è un idolo assoluto, invece, ha una vocina assolutamente non avvicinabile ad un uomo di quella corporatura, introduce il suo intervento con un panegirico per il regista (e qui bene) e poi spara la sua domandona. Badate bene, ed epicizzate il contesto: vieni dall’altra parte del mondo, hai forse l’unica occasione della tua vita per fare una domanda diretta al tuo idolo, e cosa vai a scegliere tra le miriadi di possibilità? Questa: “Signor Spielberg, lei crede negli alieni?”. Merita o no 95 minuti di applausi? Il “Beh, perchè no?” è l’unica riposta carina possibile, ma in sala molta gente trattiene le risate a stento. Poteva rispondere così, forse: “Ho contributo a crearli, quindi ci credo”.

Posso risparmiarvi in questa sede le noiosissime banalità che si susseguono, qui cerchiamo la ciccia, non la fuffa. Bisogna probabilmente affrontare il discorso relativo alle varie professioni che dividono gli spazi lavorativi “giornalistici” ai Festival, per farvi capire un po’ come funziona e con chi prendervela quando leggete roba noiosa. Ma lo facciamo domani, ora è un altro idolo assoluto che mi aspetta con il suo nuovo lavoro in Concorso, un idolo della maturità questa volta. Dopo il GGG, tocca a JJ, Jim Jarmusch. Ne riparleremo, tanto, da domani in poi.

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