Home > Recensioni > Il Disordine Delle Cose: Il Disordine Delle Cose

C’è solo sangue dentro.

Progetto che ha quasi i connotati di un collettivo: un laboratorio musicale di sei musicisti che esplorano la melodia d’autore senza farsi mancare l’ulteriore tocco di ogni importante singolo: da Paolo Benvegnù a molti dei membri dei Perturbazione, a Marco Notari, finanche a Syria.

La prima nota associabile a “Il Disordine Delle Cose” è la generosità. I brani iniziali hanno un approccio avvolgente e ritmi mediterranei, caldi; l’ensemble acustico, gli archi ed insieme il pianoforte accolgono l’orecchio e l’attenzione in una dimensione confortevole dove è facile abbandonarsi alle sfumature tenui da apprezzare.

Successivamente arriva la delicatezza. Quando l’ascolto cresce, e si acquista consapevolezza di brani come “Lacrime E Fango”, l’introspezione appare sempre velata dal sollievo naturale conferito dagli strumenti, caldi e rassicuranti. È la voce, sono le parole che scavano in fondo alle parti più dolenti che conservano una gestualità attenta e delicata.

Infine c’è il gioco, le melodie romantiche che si prendono un po’ in giro, come nel caso di “Piume Di Cristallo” involontariamente contaminata del Mersey sound, o dell’autolesionista “L’Idiota”. Brano fortemente politico in cui le qualità dell’ensemble di creare un suono organico e composito si schiantano, nel tentativo fallito di far rientrare il punto di vista in prima persona dentro una riflessione di più ampio respiro sull’ego.

Ma non è questa defaillance a ridurre la qualità complessiva de “Il Disordine Delle Cose” che ha come unica vera pecca il non trovare un’eccellenza emotiva nelle doti di cantante di Marco Manzella. Interprete spesso sommesso, gradevole, ma mai decisivo come la musica che Il Disordine Delle Cose riesce collettivamente a creare. Un melodico sentimentale quasi orchestrale, confortevole come musica da camera, vivace quasi come un rock.

Grande progetto questo “Il Disordine Delle Cose”, di indiscutibile valore. Nel disco ci trovate almeno cinque o sei brani perfettamente adatti ad accogliervi dentro uno stato d’animo e trascinarvi dentro con sempre una nota di positiva umanità. E non è poco, considerato che lo fanno con una naturalezza che non necessita sforzi di avvicinamento da parte vostra. La luccicanza ce l’hanno. Ma tocca trovare un Paolo Benvegnù della situazione da mettere dietro al microfono.

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