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Il doc di Alex Gibney su chiesa e pedofilia

Alex Gibney è arrivato in Italia con intenzioni bellicose: «La prossima settimana andrò a Roma a presentare il mio film “Mea Maxima Culpa – Silenzio nella casa di Dio” come regalo per Papa Francesco», scriveva qualche giorno fa il regista americano su twitter.

Il documentario di Gibney, che ricostruisce i crimini di pedofilia commessi dal sacerdote cattolico Padre Lawrence Murphy tra il 1950 e il 1974 su oltre duecento bambini di un istituto per sordi a Milwaukee, arriva in effetti nel nostro paese con un tempismo perfetto, subito dopo l’elezione del nuovo pontefice e a poche settimane dalle dimissioni di Ratzinger, alle cui attività, e responsabilità, come capo della Congregazione per la Dottrina della Fede il film dedica ampio spazio.

Il cinema documentaristico praticato da Gibney — premio Oscar nel 2008 con “Taxi to the Dark Side” — è molto vicino al giornalismo d’inchiesta: fatti, testimonianze, indagini, verità da portare alle luce per individuare cause, effetti e possibili rimedi. E proprio sul concetto di rappresentazione cinematografica della verità, applicato a “Zero Dark Thirty” di Kathryn Bigelow, Gibney ha scritto di recente un pezzo per l’Huffington Post.

Poche ore prima di raggiungere Firenze per l’anteprima nazionale aperta al pubblico, il regista ha presentato il film a Roma in compagnia dei vaticanisti Marco Politi e Robert Mickens e dell’inviata del New York Times Laurie Goodstein, raccontando di aver pensato e diretto “Mea Maxima Culpa” come un documentario «sul valore della comunicazione e della presa di coscienza attiva da parte della società civile». Terry Kohut, Gary Smith, Pat Kuehn e Arthur Budzinsky, i quattro protagonisti, sono «degli eroi — dice Gibney — perché per primi hanno trovato il coraggio di farsi ascoltare e di puntare apertamente il dito contro il loro abusatore organizzando un volantinaggio fuori dalla chiesa, come viene mostrato nel film, per mettere in guardia i membri della comunità verso padre Murphy».

Un obiettivo tutt’altro che semplice perché, come spiega anche il giornalista Mickens, il clericalismo radicato non solo nelle istituzioni religiose ma soprattutto tra i fedeli, impedisce spesso un’autentica «accountability», cioè un’assunzione di responsabilità da parte dei sacerdoti prima e dei vescovi poi nei confronti delle vittime. «Per troppo tempo — dice Mickens — i membri del clero sono stati considerati degli intoccabili, delle persone al di sopra di tutto».
[PAGEBREAK] Le scelte di regia di Gibney sono poche e snelle, volte soprattutto a una divulgazione efficace, e in un’ottica di chiarezza espressiva vanno letti anche i brevi inserti di fiction — a tratti comunque stucchevoli e mai del tutto necessari — che ricostruiscono le situazioni vissute dai piccoli allievi dell’istituto. Un modo per dar voce e amplificare attraverso il linguaggio cinematografico le memorie dei bambini, ormai uomini, abusati e violati da Murphy. I racconti dei protagonisti, fatti usando la lingua dei segni, sono valorizzati da un buon uso dell’illuminazione che focalizza l’attenzione sui movimenti delle mani ma vengono contemporaneamente smorzati dalle voci fuori campo che ‘traducono’ i gesti.

Terry, Gary, Pat e Arthur, sottolinea Gibney, «non hanno portato avanti la propria battaglia, culminata con l’allontanamento di Murphy dalla scuola, per un desiderio di vendetta ma solo perché volevano evitare che altri bambini dovessero subire le stesse violenze che il sacerdote aveva inflitto a loro». Molte di quelli che hanno visto il film e letto gli articoli di Laurie Goodstein hanno inviato agli autori messaggi commessi per ringraziarli: «sono probabilmente persone che hanno vissute esperienze simili e forse alcuni di loro non troveranno mai la forza di denunciare — spiega Goodstein —ma è ugualmente importante che si siano potuti riconoscere e vedere rappresentati su uno schermo perché così sanno di non essere soli».

Dietro i casi di pedofilia nella chiesa si intravede spesso uno schema simile di sopraffazione e abuso di potere su chi, come i bambini e a maggior ragione i bambini sordi, non può difendersi e si fida ciecamente dei propri violentatori. Per questo motivo, afferma Marco Politi, il film «andrebbe proiettato negli oratori e anche in Italia, come già viene fatto in altre nazioni, dovrebbero nascere delle strutture capillari, istituzionalizzate a livello diocesano e nazionale per fare prevenzione e offrire supporto alle vittime». Che, si stima, in Italia potrebbero essere più di tremila, mai venute allo scoperto. Altrimenti, conclude Politi, «senza mettere in atto misure concrete e senza una completa trasparenza da parte delle autorità ecclesiastiche anche la condanna e lo sdegno sono solo ipocrisia».

I sottotitoli della versione italiana sono a cura dell’Istituto Statale Sordi di Roma. Il film, dopo l’anteprima nazionale di lunedì 18 marzo a Firenze, sarà nelle sale di quindici città e verrà distribuito in dvd dal 17 aprile a cura di Feltrinelli Real Cinema. È previsto anche un passaggio televisivo su un nuovo canale del digitale terrestre, laF, che nascerà dalla congiuntura di la7 e Feltrinelli.

Nella pagina seguente l’elenco delle sale che proietteranno”Mea Maxima Culpa” nei prossimi giorni.
[PAGEBREAK] 19 marzo
Roma – Barberini – 20.30 (alla presenza del regista)

20 marzo
Roma – Barberini – 20.30 e 22.30
Milano – Apollo – 20.00 (alla presenza del regista)
Bologna – Lumière – 20.00 e 22.15
Torino – Massimo – 20.30 e 22.30
Parma – Edison – 21.15
Pordenone – CinemaZero – 20.45
Merano – Centro per la Cultura – 20.45
Udine – Visionario – 20.45
Padova – Porto Astra – 17.45, 20.10, 22.20
Salerno – Cinema delle Arti – 18.00, 20.00, 22.00
Bari – Multisala Showville – 21.15

22 marzo
Verona – Spazio Arsenale – 20.30
Napoli – Astra – 21.00

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