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Il doc premio Oscar al Biografilm di Bologna

In “A Letter to Elia“, splendida lettera d’amore indirizzata a Elia Kazan, Martin Scorsese diceva che un artista non potrà mai capire fino in fondo quanto le sue opere siano importanti nella vita di chi ne fruisce e che quello struggente moto di affetto e gratitudine che ogni fan prova per il proprio regista/scrittore/musicista preferito è destinato a non trovare piena e appagante espressione. A dire il vero Scorsese — essendo Scorsese — un modo per sfogare la propria passione, seppure indiretto, l’ha trovato: fare film. Ma il tarlo dell’amore artistico frustrato deve continuare a infastidirlo se anche in “Hugo Cabret” ha tentato di esorcizzarlo col personaggio di René Tabard, il fan che si rivela artefice della felicità del suo idolo Georges Méliès.

Chissà cosa ne pensa Martin di “Searching for Sugar Man“, il film documentario premio Oscar di Malik Bendjelloul che, tra le righe dell’«incredibile storia» di Sixto Rodriguez costruisce un’ode proprio alla tenacia, alla dedizione e all’entusiasmo dei fan?

Rodriguez è un promettente cantautore folk nella Detroit di fine anni 60. L’etichetta Motown lo nota e gli produce due album, “Cold Fact” e “Coming From Reality”, ma il talento non basta e il successo non arriva. Senza farne un dramma, il giovane Sixto appende la chitarra al chiodo e si dedica ad altro. Quello che non sa, però, è che per vie misteriose la sua musica ha oltrepassato l’oceano fino a diventare un simbolo della lotta contro l’apartheid in Sud Africa. E non l’avrebbe mai saputo se il venditore di dischi Stephen ‘Sugar’ Segerman, suo grandissimo ammiratore, e il giornalista musicale Craig Bartholomew Strydom non si fossero messi sulle sue tracce fino a scovarlo e a portarlo per la prima volta in concerto nel 1998 a Cape Town e Johannesburg davanti a migliaia di persone che per anni l’hanno adorato da lontano e addirittura lo credevano morto.

Bendjelloul filma il gusto di un’indagine pre-Internet, quando le ricerche si facevano ancora perlustrando gli archivi delle biblioteche e mettendo le mani sugli atlanti geografici.
«Gli ostacoli sono fonte di ispirazione», dice Bartholomew nel documentario. «Se trovi le cose che cerchi troppo facilmente, non ti ispirano più».
Con interviste, materiali di repertorio e inserti originali che danno spazio all’immaginazione cuciti insieme in un’abile lavoro di scrittura, il giovane regista svedese di origine algerina crea un film visivamente accattivante e molto coinvolgente. Pop, nel senso più vitale. E se l’american folk è nelle vostre corde, “Sugar Man” vi farò conoscere un nuovo (o vecchio?) musicista da amare.

Dopo l’anteprima italiana al Biografilm Festival di Bologna, che si apre oggi 7 giugno, “Searching for Sugar Man” uscirà nelle nostre sale con Unipol Biografilm Collection, in collaborazione con Feltrinelli Real Cinema, che ne curerà la distribuzione in home video, e Sky Arte HD.

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