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Il dramma dell’identità e delle costrizioni

Fratto_X“, il nuovo spettacolo di Antonio Rezza e Flavia Mastrella, è in tournée per l’Italia e fino al 24 marzo sarà al teatro Out Off di Milano. In scena, ancora una volta, anche Ivan Bellavista.

Le opere d’arte e di design della Mastrella utilizzate da Bellavista e da Rezza come attrezzi scenici (a partire dalla grande X tracciata con il tessuto in centro alla scena) sono sensazionali, a partire dal Figlio del Cielo, il trono triciclo con cui Rezza, a inizio spettacolo, pedala sino in bagno salmodiando “Mario”, il nome del personaggio che sta interpretando, lasciando la scena vuota per circa cinque minuti, in cui gli spettatori, esterrefatti, ridono nervosamente e istericamente. Pensano: “Che ridere, questo che fa rumori e si allontana sempre più urlando Mario”, e poi: “Ma quando torna?”. È la magia della presenza assenza, il riso dello spettatore (che per Rezza è l’anello debole della catena) in assenza di spettacolo.

D’altro canto, come ha detto Rezza in un incontro pubblico in Feltrinelli a Milano, «Il Figlio del Cielo poteva essere usato solo togliendosi di mezzo». Tra le invenzioni c’è poi il robot Timoty (per cui Rezza ha ideato una nuova voce) e che per Rezza e Mastrella rappresenta il vuoto, e una tenda pieghevole arancione, che sarà il taxi di Rita e Rocco, uno degli sketch più interessanti relativi l’identità e la fantasia. Lo spettacolo parla dio manipolazione e perdita di identità, che poi sono, in generale, i temi dominanti del duo romano, ma in questo caso, con il furto della voce, lo scambio di personaggi e soprattutto l’inventare e imporre una storia di vita diversa agli spettatori, il tema è davvero palese, e trattato quasi in modo unitario.

I momenti più belli di “Fratto X” riguardano, a mio avviso, la comparsa dell’ansia: tormenta Peppe (Bellavista, che fa espressioni meravigliosamente ansiogene) dicendogli che non è all’altezza e che si declina nel personaggio del poliziotto e quindi della madre. Altro momento meraviglioso è quello appena citato di Rocco e Rita: quando lo spettatore sa chi è chi negli spettacoli di Rezza? Per riconoscere i personaggi, egli si serve delle voci (ancora!) e magari di qualche particolare scenico. In questo caso, di un cappello. Ma se a Rocco mettiamo un cappello, lo spettatore lo distinguerà da Rita? E che succede se Rita imita la voce di Rocco? Infine, altro momento clou riguarda la perdita della voce, che non per nulla avviene all’interno di una coppia. Lui parla al posto di lei, facendo la sua voce. Lei si lamenta, “Tu fai la mia voce!”, ma lui le dice: “Se non vuoi che io faccia la tua voce, perché muovi le labbra?”

Gran finale in cui il pubblico viene sommamente torturato (e sì, durante lo spettacolo come ai tempi di “Fotofinish” torneremo a vedere i gioielli di Rezza) in cui vi faccio solo una raccomandazione: vedete di non essere Maurizio.

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