Home > Rubriche > Unfair Play > Il fanciullo e la bestia

Il fanciullo e la bestia

Correlati

I Cradle Of Filth ritornano alla formula del concept album dopo gli ultimi episodi di autocitazioni stilistiche e di ispirazione fin troppo mutuata dalla NWOBHM. Peccati che avrebbero dovuto essere celati molto meglio dietro il mestiere e l’esperienza, quando è stata la personalità a mancare.

Ritornare ai propri fondamentali alle volte può essere difficile, e “Godspeed On The Devil’s Thunder” è chiamato a rispondere proprio al quesito: si può tornare ad essere i Cradle Of Filth? La risposta si cela dietro il gusto soggettivo dell’ascoltatore, più o meno interessato a talune variabili stilistiche delle madrine della perfida albione.

Perché sperare che i Cradles riacquisiscano il primissimo marchio di fabbrica corrisponde ad un azzardo persino anacronistico. Non è nemmeno quel che è richiesto loro. Optare piuttosto per un consolidamento dei propri mezzi al fine di ritornare ad essere gli storytellers di favole perverse, con molte sfaccettature espressive, fantasia melodica ed un’estetica di nuovo curata e coesa, sarebbe già oltre le più rosee aspettative.

“Godspeed On The Devil’s Thunder” potrebbe avvicinarsi a quest’interpretazione: la scommessa di riconquistare una credibilità perduta, senza eccessivamente rinnegare gli ultimi spasmi di una macchina che era caduta in obsolescente autocompiacimento.

Il pericolo che il materiale thrash e death soffochi l’esigenza di melodie più curate ed atmosfere ingombranti, e che la teatralità drammatica della favola di Gilles De Rais comprometta l’immagine estrema di un disco studiato trasversalmente per due esigenze differenti, rappresenta il maggiore punto interrogativo circa il possibile successo o insuccesso del nuovo capitolo.

Scroll To Top