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Il fenomeno Frozen, il corto Frozen Fever, il nuovo sequel

Frozen Fever“, il cortometraggio Disney dal 12 marzo al cinema abbinato alla “Cenerentola” in live action di Kenneth Branagh, merita un’attenzione particolare — e quindi una vera e propria recensione — non tanto per la sua rilevanza come prodotto artistico autonomo quanto per il tempismo con il quale la produzione ha scelto di farcelo vedere.

Il 12 marzo dai Walt Disney Studios è arrivata infatti anche la conferma che “Frozen” avrà un vero e proprio sequel, un nuovo lungometraggio animato che vedrà tornare al lavoro il team creativo del primo film (e del corto), a partire dai due registi Chris Buck e Jennifer Lee. Così “Frozen Fever” smette di essere solo un «gioco, una piccola cosa» per divertire i fan e fabbricare nuovi giocattoli (come lo intendeva il produttore Peter Del Vecho) e agli occhi degli appassionati diventa molto di più: una base da cui ripartire, un concentrato di potenziali indizi.

Partiamo dall’inizio.

Frozen – Il Regno di Ghiaccio” arriva nelle sale a fine 2013, portando finalmente a compimento un progetto che i Walt Disney Animation Studios covano da decenni: adattare per il grande schermo La regina delle Nevi di Andersen. Il successo è enorme (un miliardo di dollari nel mondo), i WDAS vincono il loro primo Oscar da quando l’Academy ha dedicato una categoria al miglior film d’animazione nel 2002, e per la prima volta dagli anni 90 un lungometraggio della casa di Topolino torna ad essere un fenomeno culturale globale: merito di una protagonista fortissima, Elsa, e di una colonna sonora — firmata da Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez — che fa finalmente onore alla lunga tradizione del musical disneyano come forse non accadeva dai tempi di Howard Ashman. Per capirci, quest’anno l’Academy ha commissionato il brano introduttivo della notte degli Oscar, quello con il quale il conduttore presenta solitamente i film candidati, proprio ai Lopez.

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La scelta di produrre un sequel cinematografico di “Frozen” è sì una conseguenza del suo straordinario successo economico ma, per i Walt Disney Animation Studios, rappresenta quasi una decisione storica: i Classici Disney (parliamo del “canone ufficiale“, non è un giudizio storico o di valore) dai quali è nato un sequel destinato alla sala cinematografica si contano sulle dita di una mano (“Fantasia”, “Le avventure di Bianca e Bernie”, “Le avventure di Winnie the Pooh”) e in nessun caso il secondo capitolo era stato messo in cantiere dopo un periodo di tempo così breve.

Senza questa lunga premessa, gli unici motivi d’interesse presenti nei 7 minuti di “Frozen Fever” sarebbero quelli elencati in questo tweet del blog Oh My Disney (e che possiamo ammirare nel poster, in fondo): il nuovo vestito di Anna, il nuovo vestito di Elsa, i deliziosi pupazzetti di neve. Ai quali va ad aggiungersi, naturalmente, una nuova canzone degli immancabili Lopez: “Making Today a Perfect Day“.

Ma il sequel ci sarà, dobbiamo farci i conti. Andiamo quindi ad elencare brevemente gli elementi più importanti di “Frozen Fever”, quelli che ci suscitano interrogativi, dubbi o — perché no, cerchiamo di pensare positivo — speranze in vista di “Frozen 2″ (occhio agli SPOILER).

• I poteri di Elsa – Ammettiamolo: dopo aver ascoltato Elsa cantare i versi di “Let It Go” («no right no wrong, no rules for me», «you’ll never see me cry», «here I’ll stand and here I’ll stay»), vederla decorare torte e dirigere cori di bambini ci fa sentire come se Mulan fosse andata pacificamente a dormire dopo aver cantato “Reflection“. In più, la micro-trama di “Frozen Fever” fa ancora una volta leva sui sensi di colpa della ragazza e sulla mancata accettazione della sua vera natura: i poteri di Elsa continuano ad essere visti come un problema (anche se smorzato da un’inedita connotazione buffa) invece che come un punto di forza, o una possibilità narrativa. Un paio di versi tratti dal testo di “Making Today a Perfect Day” però ci rincuorano: «Nothing, but nothing is going to get in our way / I’ve worked for weeks, planned everything within my power» […] «If someone wants to hold me back / I’d like to see them try». Ecco, se questa tenacia, questa determinazione potessero venire incanalate in attività dal potenziale drammatico più elevato rispetto all’organizzazione di una festa di compleanno, lo sviluppo del personaggio di Elsa in “Frozen 2″ potrebbe portarci più di una sorpresa.

• Il rapporto tra Elsa e Anna – “Frozen Fever” mette in scena una sorta di risarcimento emotivo a favore di Anna, trascurata per anni dalla sorella maggiore. Ottimo, adoriamo Anna e le auguriamo anche noi un «perfect day» per il suo compleanno. Anche in questo caso, però, “Frozen Fever” non si discosta dai meccanismi di “Frozen”: Elsa cerca di fare tutto da sola, faticando a capire come il desiderio più grande di Anna sia invece quello di starle vicino, amarla e aiutarla. Come si evolveranno le cose in “Frozen 2″? Il fulcro della storia sarà ancora il rapporto tra sorelle, co-protagoniste alla pari?

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• Gli Snowgies – Ovvero i piccoli pupazzi di neve che spuntano nell’aria a ogni starnuto di Elsa. Fingiamo per un momento che non siano solo un pretesto per vendere pupazzi (che peraltro compreremmo volentieri): ritroveremo gli Snowgies in “Frozen 2″? Alla fine di “Frozen Fever” vediamo Olaf accompagnarli nel vecchio castello di Elsa. Disney, trasformiamoli in un esercito capitanato dalla Regina delle Nevi. Rendiamo “Frozen 2″ un musical di guerra. Lasciamo che venga per Elsa il tempo di comprendere davvero «what I can do, to test the limits and break through». Lo stesso Olaf, del resto, è una creatura di purezza struggente nata dall’animo (e dall’infanzia felice) di Elsa, potrebbe essere molto più che un’adorabile spalla comica.

• Il castello di ghiaccio – Sì, il castello costruito da Elsa grazie ai propri poteri magici per fortuna è ancora in piedi, sorvegliato dal mostro Marshmallow. Possiamo sperare che Elsa vi faccia ritorno? Quell’esaltante porta chiusa sul finale di “Let It Go” era certo il segnale di un isolamento pericoloso, ma dovrà pur esserci una via di mezzo tra l’esilio e la vita casalinga.

• L’amore – Buona parte del fascino che Elsa ha esercitato sugli spettatori di tutto il mondo è dovuto alla sua indipendenza, al suo vivere un conflitto personale che non contempla il classico intreccio sentimentale. Tant’è che “Frozen” non ha un vero e proprio antagonista (potremmo citare, e neanche troppo a sproposito, una battuta del “Black Swan” di Darren Aronofsky: “The only person standing in your way is you”). Cosa accadrà nel sequel? Arriverà anche per Elsa il tempo di innamorarsi?

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