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Il folkettone: Tua nonna Franca approva

Stanco che in famiglia etichettino i gruppi che ascolti come “satanici”? Cura la tua eredità! Nel mondo della musica c’è sempre qualcuno pronto ad accoglierti con un ukulele in una mano e il disegno stilizzato di un pinguino tenero nell’altra. E se le iscrizioni al Sundance fossero già chiuse, nel mondo della musica c’è sempre qualcuno che parla a voce bassa per non disturbare il prossimo. Oggi ci occupiamo di tre di queste band.

I Glissando vengono da Leeds, sono quelli che si possono dire senza molta vergogna “i veri esperti del suono”, e uno dei due è anche a capo della Gizeh Records, l’etichetta per cui esce questo loro “With Our Arms Wide Open We March Toward The Burning Sea”. Più che dalle parti del folk con i Glissando si vaga tra le intensità di post rock e prog, e sì, ci sono tracce da 15′ di puro onanismo ambient, ma si comincia a vedere chiaro quando le canzoni si coagulano intorno a un centro ben definito e compare la voce di Elly May Irving, originale e riecheggiante, nei momenti migliori, una o due incarnazioni di PJ Harvey. C’è grazia, ma forse ce n’è troppa.

Sempre per la Gizeh esce “Polar Life” di Chantal Acda in arte Sleepingdog, cantautrice belga che di punti di contatto coi Glissando non ha solo l’etichetta discografica, e non è un caso che sul suo album si trovi la cover di un brano dei Sophia: Chantal Acda fa del folk introverso la chiave di volta della sua musica tutta pianoforte e glockenspiel, liriche condensate in respiri, graditissime apparizioni di archi.
Non si può negare che l’album nell’insieme presenti qualche momento di monotonia, e di sicuro il can che dorme non viene svegliato, ma un ascolto prolungato fa emergere alcuni brani preziosissimi, cose da gridare «EPIFANIA!». Gli estimatori del genere ne andranno matti.

Discorso diverso per “Sono Uscite Le Materie” dei piemontesi Marcilo Agro E Il Duo Maravilha, il cui paragone persecutorio è: i Kings Of Convenience. Intrecci di voci, chitarre acustiche, arrangiamenti scarni e minimali portano sì la maglietta del duo norvegese, ma declinano la formula in modo originale e poco avvezzo alle comparazioni. Innanzitutto per quanto riguarda i testi: intelligenti e stranamente in italiano, che passano, senza troppa riverenza, dal citare Dante e il Libro dei Re al citare i diari di scuola del 1989 e i Pet Shop Boys, con una ricercatezza stilistica che va dall’intitolare un pezzo “Futa Yemenita” all’interpretare un Battiato laureando in architettura. A chi si domandasse se i due ci facciano o ci siano, i Marcilo Agro vengono incontro con l’ultimo brano, “Ed Ora Andate”, splendida chicca à la Elio E Le Storie Tese che, con la delicatezza e la forbitezza dell’intero album, manda tutti a fanculo.

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