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Il fuoco sulle vite dei singoli

E fu così che feci incazzare Paolo Genovese. Ma non era mia intenzione.
In occasione della “Primavera del Cinema Italiano – Premio Federico II“, festival cinematografico cosentino giunto alla sua quinta edizione, c’era anche lui: il regista di “Immaturi“.
Il film prende le mosse da non meglio precisati errori burocratici, che obbligano un gruppo di quarantenni a studiare nuovamente per la maturità, perché l’esame sostenuto vent’anni prima è stato annullato. Così Luca & Paolo, Ambra Angiolini, Raoul Bova, Anita Caprioli, Ricky Memphis e Barbora Bobulova si ritrovano di nuovo tutti insieme, tra versioni di latino e greco, Cicerone ed Epicuro, ma anche albe con cornetti caldi, ricordi, e certi amori che, parafrasando Venditti, “non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano“.
Per certi versi si intravedono delle analogie con “Compagni Di Scuola” di Carlo Verdone, ma non ditelo mai a Paolo Genovese, si incazzerà tantissimo.

“Immaturi” vive spesso di amarcord. Questo attiene alla volontà di sfuggire ai propri quarant’anni o semplicemente al fatto che prima si stava meglio?
A. Caprioli: Secondo me c’è l’identificazione in un sentimento, che è quello di aver condiviso delle sensazioni, delle emozioni che facevano star bene. Nel momento in cui viene raccontato questo, c’è una sensazione di vissuto che conosci, che riconosci, che forse vorresti ricreare anche se non è possibile, perché fa parte di un altro momento della tua vita. Per cui non so se si stava meglio, sicuramente c’era un modo di sentire diverso, perché era un’altra età, un altro contesto.

P. Genovese: Probabilmente prima era più facile. I 18 anni della generazione degli attuali quarantenni erano più spensierati. Perché è stata una generazione di mezzo: una generazione che non ha avuto il ’68, il ’77, non è passata per un periodo ideologico. In teoria una generazione più superficiale ma che ha vissuto in maniera molto più serena. I miei genitori avevano questi grossi modelli identificativi cui ispirarsi e bastava aderire ad uno di essi, paradossalmente la scelta era più facile. Il ’68 è stato un modello per cui tu prendevi tutto insieme nel momento in cui facevi questa grossa scelta, una sorta di identificazione naturale. La generazione dei quarantenni di adesso, non avendo ideologie di riferimento, ha dovuto scegliere su ogni cosa: sul femminismo, sull’aborto, sulla guerra, sul pacifismo. Non c’era un pacchetto di riferimento, e molto spesso hanno fatto la scelta di non scegliere proprio nulla. Probabilmente era un periodo economicamente molto diverso: la crisi che sentiamo adesso, il tasso di disoccupazione, la difficoltà di trovare lavoro dopo la scuola o dopo l’università non era così forte come lo è adesso. Era sicuramente un periodo più semplice, più leggero da vivere.

Il film, per certi versi, ricorda “Compagni Di Scuola”. Ci sono dei punti di contatto tra i due lavori? È possibile considerare “Immaturi”, per alcune sfaccettature, una versione aggiornata del film di Verdone?
P. Genovese: No, assolutamente! Perché “Immaturi” non racconta un momento, un incontro e basta, ma racconta di quarantenni che hanno comunque delle vite e – le faccio l’esempio con “Compagni Di Scuola”, che lei ha citato – non racconta l’incontro di queste persone ma l’effetto che un incontro può fare sulle singole vite. Perché ognuno di loro continua la sua vita e questa vita è spalmata su un periodo abbastanza lungo. Quindi, il fuoco è sulle vite dei singoli e non sulla vita del gruppo. Il gruppo è semplicemente un pretesto per raccontare le vite dei singoli.

“Immaturi” avrà un sequel?
P. Genovese: Sì, sto finendo di scrivere la sceneggiatura perché giriamo quest’estate. Le riprese inizieranno intorno al 20 agosto e l’uscita è fissata per il cinque gennaio. Gli interpreti saranno gli stessi, ma con l’inserimento di due nuovi ruoli. Il gruppo rimane, tutti quanti. Per la location stiamo decidendo tra la Spagna e la Grecia. L’idea è quella di scegliere un posto canonico dove viene fatta la vacanza post-maturità. Quindi ora andremo a fare i sopralluoghi e decideremo dove.

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