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Il giudizio sul plagio

È recentemente apparsa, tra le news di questo portale la notizia dell’azione legale intentata dal virtuoso chitarrista Joe Satriani nei confronti dei Coldplay, colpevoli – a suo dire – di plagio. La rivendicata identità riguarderebbe, da un lato, il brano della band londinese “Viva La Vida” e, dall’altro, “If I Could Fly”, dell’artista americano.

L’occasione di cronaca ci dà lo spunto per chiarire, almeno sulla base della legislazione italiana e della relativa interpretazione giurisprudenziale, quali siano i criteri per determinare se sussiste o meno il plagio.
Il giudizio sul plagio è uno degli aspetti più critici e controversi del diritto d’autore, perciò tale indagine viene effettuata con estrema cautela.

La legge sul diritto d’autore tutela le opere dell’ingegno che presentino “carattere creativo”. Dunque, il “carattere creativo” di una composizione è anche il suo cuore, la sua identità, ciò che viene tutelato dalla legge. Di conseguenza, il vaglio per stabilire se sussiste o meno plagio è rivolto a verificare se il cuore della composizione, ossia il suo “carattere creativo” è identico o meno al carattere creativo di un’altra opera.

La Corte di Cassazione ha più volte precisato che il giudizio di plagio, tra composizioni di musica leggera, deve essere condotto con esclusivo riferimento alla melodia; essa, infatti, specialmente nel campo della musica pop, esprime con immediatezza ed incisività il “nucleo creativo” del brano e, quindi, la sua individualità e riconoscibilità.

È la melodia, dunque, l’elemento individuante dell’opera, sia perché assorbe in sé, più che in altri campi della musica, il nucleo creativo, sia perché costituisce il principale dato di riconoscibilità di una canzone, ciò che immediatamente viene percepito dagli ascoltatori.

Quando si parla di melodia, ci si deve riferire non solo alla semplice successione di note, ma anche ai tempi di tale successione ed alle accentuazioni poste sulle singole note: cioè al ritmo. Il ritmo, dunque, è elemento inevitabilmente costitutivo della melodia. Le stesse note, suonate con tempi diversi, possono difatti dar luogo a canzoni totalmente differenti.

I giudici italiani hanno motivato tale rigoroso orientamento sulla base della sterminata produzione del settore della musica leggera. Un atteggiamento meno restrittivo verso le accuse di plagio porterebbe, infatti, a continue condanne: si pensi a tutte le canzoni di Sanremo, spesso identiche ed indistinguibili. Quindi, un brano musicale che, seppur dotato di fascino di facile presa, non abbia una sua originalità creativa, non può essere tutelato, come accade ad esempio alla musica popolare e folkloristica, in cui tutti i motivi sono molto simili e differiscono solo per i testi.

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