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  • Il libro della giungla

    Diretto da Jon Favreau

    Data di uscita: 14-04-2016

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L’ennesimo remake di un Classico Disney quest’anno ha come vittima “Il libro della giungla”, film del 1967 di cui Walt Disney non vide terminare la realizzazione perché morì un anno prima. Il film fu definito un festoso addio a quel genio del cinema. Tutt’altro che festoso è questo remake di cinquanta anni dopo, che in mano a Jon Favreau (“Iron Man”) diventa un cupo, ma sempre innocuo, giocattolone.

La storia la conosciamo benissimo, ci mancherebbe altro: il piccolo Mowgli (l’esordiente Neel Sethi), cucciolo di umano, viene trovato dalla pantera Bagheera (voce di Ben Kingsley, in italiano Toni Servillo) e affidato alle cure di un branco di lupi. Cresciuto come tale, Mowgli impara a muoversi nella giungla e a sopravvivere all’ambiente selvaggio, finché non cade nelle attenzioni della tigre Shere Khan (Idris Elba/Alessandro Rossi). La tigre fu gravemente sfregiata da un uomo, proprio il padre di Mowgli, e non avrà pace finché il piccolo non morirà. Mowgli fugge, e nei suoi peregrinaggi si imbatte nell’infido boa Kaa (Scarlett Johansson/Giovanna Mezzogiorno), il placido orso Baloo (Bill Murray/Neri Marcorè), e l’imponente gigantopiteco Louie (Christopher Walken/Giancarlo Magalli).

Ci stiamo quasi rassegnando a abbassare le nostre aspettative per questi remake Disney, che non concedono margine di reinterpretazione creativa delle storie classiche, ma costituiscono soltanto degli aggiornamenti tecnologici che, a un pubblico adulto, non possono offrire un intrattenimento più che sensoriale: straordinario e capace utilizzo del 3D, con le fronde giunglesche a fare da cornice e palcoscenico all’azione secondo netti livelli di profondità; ricostruzione digitale iperdettagliata, in sincronia ipnotica con gli innumerevoli dettagli sonori.

Una nota particolarmente positiva per tutto il progetto musicale attorno a questo nuovo “Libro della giungla”: la colonna sonora originale viene presa in carico dal collaboratore solito di Jon Favreau, John Debney, che imposta il suo lavoro su tre canzoni memorabili del classico del 1967: “Trust in Me” (“Spera in me”), la canzone del boa Kaa, che diventa il tema del fuoco; “The Bare Necessities” (“Lo stretto indispensabile”), uno degli inni più famosi e amati del corpus disneyiano, qui in una strepitosa versione orchestrale; “I Wanna Be Like You” (“Voglio esser come te”), lo swing dello scimmiesco re Louie, qui presentata anche con un nuovo testo scritto dall’autore originale, una delle ultime leggende viventi dell’impero Disney Richard M. Sherman.

E a proposito di re Louie non possiamo non commentare il doppiaggio italiano di questo personaggio, affidato a un monumentale, irriconoscibile e perfetto Giancarlo Magalli in un’interpretazione da brividi. Immacolato anche il doppiaggio di Neri Marcoré nei panni di Baloo, che si prende in carico di passare alle nuove generazioni quel capolavoro di canzonetta che è “Lo stretto indispensabile”. Il Bagheera di Toni Servillo, seppure tecnicamente impeccabile, soffre della piattezza del personaggio, una pallida imitazione del corrispettivo del 1967.

Pro

Contro

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