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Il maialino non è un porco!

Chissà come l’hanno presa quelli di The Pirate Bay, coinvolti in un caso identico (ma conclusosi in modo opposto), e soprattutto quelli dell’industria discografica, alla notizia che Alan Ellis, creatore di OiNK è stato assolto.

OiNK è stato a lungo un portale specializzato nella condivisione di file audio BitTorrent di altissima qualità. Tra le sue pagine navigavano circa 180.000 file sharer per scambiare materiale protetto dal copyright. Esso inoltre, attraverso le spontanee donazioni dei propri utenti, aveva incassato ben 200.000 sterline.

Così, dopo la denuncia dell’International Federation of the Phonographic Industry (Ifpi) e della British Phonographic Industry (Bpi), la polizia inglese ed olandese nel 2007, a seguito di un clamoroso blitz, hanno chiuso il leggendario sito.
Gli avvocati difensori del ventiseienne Ellis hanno fatto leva sul fatto che il portale offriva solo un servizio di indicazzazione, così come tanti altri motori di ricerca, senza però ospitare il materiale illegale, essendo i file “rubati” al copyright presenti su altri pc (quelli che li usavano materialmente). Il che apre il solito discorso sul problema della responsabilità degli intermediari di servizi sulla rete. Perché, alla fine, anche un sito che contiene solo una serie di link (sebbene illegali), funziona a suo modo come Google o come qualsiasi altro motore di ricerca, a cui la legge – come sappiamo – non attribuisce una funzione di garante e di responsabile dei contenuti.

Ebbene, lo scorso 15 gennaio 2011 è uscita finalmente la sentenza. Il Tribunale inglese, dopo 90 minuti di Camera di Consiglio, ha assolto con formula piena il padre di OiNK.
John Kennedy, presidente dell’Ifpi ha definito la pronuncia una “terrible delusione”, definendo la giuria “scollegata dalla realtà del mondo” e promettendo di rivalersi contro Ellis “in altri modi”. Una minaccia che appare decisamente fuori il fair play tipicamente britannico. “Non riesco a dormire la notte quando penso che quell’uomo ha 200.000 sterline sul suo conto in banca!” ha dichiarato Kennedy.

Ancora una sentenza in disaccordo rispetto a tante altre rese da altri stati della comunità europea. I giudici italiani, in particolare, hanno dimostrato un orientamento completamente opposto a quello appena citato. Gli stessi fondatori di The Birate Bay erano stati condannati, dalla moderna Svezia, ad un risarcimento danni di diversi milioni di euro per lo stesso tipo di condotta. Inoltre il 2009 non era stato un anno felice per i pirati. C’era stata la sentenza del tribunale olandese che aveva portato ad una sorta di chiusura volontaria di Mininova, oltre a un recente giudizio sommario negli Stati Uniti contro isoHunt.

Sorge ancora una volta l’esigenza di una normativa comune, che sia definita e chiara sull’argomento.

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