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  • Maraviglioso Boccaccio

    Diretto da Paolo Taviani, Vittorio Taviani

    Data di uscita: 26-02-2015

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Dopo il bellissimo “Cesare deve morire”, film con il quale avevano trionfato a Berlino tre anni fa, i fratelli Taviani non hanno nessuna intenzione di appendere al metaforico chiodo la macchina da presa alla veneranda di 83 anni (Paolo) e 85 anni (Vittorio), e tornano in sala con “Maraviglioso Boccaccio“, riduzione cinematografica di cinque novelle del Decamerone più un prologo e una cornice. Il film continua il progetto di Rai Cinema dedicato ai grandi scrittori della letteratura italiana, dopo il Leopardi di Germano nel recente film di Martone, che, incassi permettendo, siamo certi continuerà con altri capitoli di questo vero e proprio “franchise” tutto nostrano.

Nella Firenze trecentesca colpita dalla peste, dieci giovani (tre uomini e sette donne) si rifugiano in una villa di campagna e si raccontano delle storie per impiegare il tempo. Ne abbiamo più o meno tutti un’infarinatura scolastica, non c’è bisogno di dilungarsi troppo. Tra le cento novelle del libro, il primo problema riguarda la scelta delle cinque da rappresentare: perché proprio queste?

Si parte benino con il segmento fiorentino della pestilenza, con un’atmosfera quasi gotica che recupera alcune inquadrature dalla grande tradizione nostrana dei Bava, Freda e Margheriti. Invece di spingere su questo tasto, però, che poteva dare al film un’interessante coloritura letteraria e cinefila, si passa presto oltre: e questo oltre è la peggiore fiction storica prodotta dalla tv di Stato. Recitazione scadente, piatto, noioso, privo di ritmo, “Maraviglioso Boccaccio” prosegue lentamente verso una fine che sembra non arrivare mai.

Un cast all-star gettato via, Lello Arena toscano che fa lo spadaccino, Riccardo Scamarcio mai così inerte, Kim Rossi Stuart forzatissimo che fa lo scemo del villaggio, tante attrici allo sbaraglio (Jasmine Trinca, Paola Cortellesi, Carolina Crescentini, solo per citarne alcune).

Un disastro, insomma, un’opera che non dialoga col presente pur provandoci tanto e male, non ci trasporta in un mondo “altro” ma in un tristissimo presente in costume come una delle sagre medievaleggianti spuntate ovunque come funghi nell’estate italiana, non diverte e non scandalizza (le due qualità principali dell’opera letteraria di riferimento). Scordatevi il “Decameron” di Pasolini, ma anche l’infinita serie di “decamerotici” scollacciati che generò: avevano comunque molto più senso di questa cimiteriale e dimenticabile operazione.

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Contro

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