Home > Interviste > Il mistero della violenza secondo Scorsese

Il mistero della violenza secondo Scorsese

Per l’anteprima italiana di “Shutter Island”, nuovo, misteriosissimo thriller di Martin Scorsese, sono arrivati a Roma il leggendario regista italoamericano e il protagonista Leonardo Di Caprio. Il film è passato fuori concorso al Festival di Berlino il 13 febbraio ed esce nelle sale il 5 marzo in circa 400 copie. A tutti i giornalisti è imperativamente chiesto di non svelare lo svolgimento della storia, pena il confinamento nel manicomio criminale di Shutter Island, gotico e terrificante scenario del film.

Sig. Scorsese, perché ha scelto di trasporre sullo schermo il romanzo di Dennis Lehane?
Mi sentivo perfettamente in sintonia con il materiale narrativo. Conosco bene quel senso di paura e paranoia descritto da Lehane, dopotutto sono cresciuto a New York nello stesso periodo (gli anni ’50) in cui è ambientato il film. Credo che quel senso di paranoia e angoscia ci accompagni ancora oggi.

Quali sono le influenze estetiche del suo film? È evidente un debito verso la cinematografia europea, in particolare l’espressionismo tedesco e “Il Gabinetto Del Dottor Caligari”.
Il cinema tedesco è sempre stato presente nel mio background. Molti dei film hollywoodiani degli anni ’40 e ’50 erano realizzati da immigrati tedeschi e austriaci. Autori come Fritz Lang, Billy Wilder e Otto Preminger portavano nei loro noir uno stile tipicamente europeo. Se “Shutter Island” rimanda ai loro film è perché si pone sulla stessa linea tematica e stilistica. Prima di iniziare le riprese ho fatto vedere al cast “Vertigine” di Preminger e “Le Catene Della Colpa” di Jacques Tourneur. Il senso di mistero di questi film è stato fonte d’ispirazione.

Sig. Di Caprio, cosa lo ha affascinato del suo personaggio e come si è preparato per la parte?
La caratteristica principale di Teddy è la dualità. Mi piaceva l’idea di affrontare questo territorio, mi permetteva di sperimentare diversi estremi. Il film è un mix tra il thriller psicologico e l’horror gotico ma al centro c’è una tragedia umana, il trauma della perdita, il modo in cui una persona affronta il dolore e la capacità o meno di superarlo. Per prepararmi ho fatto molte ricerche e visto vari documentari sulla malattia mentale. Il romanzo era già estremamente toccante e profondo, e il film mi offriva la possibilità di lavorare di nuovo con Martin.

Giunti al quarto film insieme, come è cambiato il vostro rapporto?
Scorsese: Si è tramutato in una fiducia più profonda. È un processo che ha avuto inizio con “The Aviator” ed è continuato con “The Departed”. Ho sentito che con Leo potevo toccare dei livelli emotivi e psicologici ancora più profondi e “Shutter Island” dava ad entrambi la possibilità di andare oltre. Sono rimasto sorpreso dall’intensità raggiunta durante la lavorazione: Leo utilizza tutta la sua esperienza e la incanala in un continuo processo di crescita creativa. È per me una grande ispirazione. E poi abbiamo gusti analoghi.

Di Caprio: Da parte mia c’è anche una profondissima ammirazione. Una qualità molto bella di Martin è la sua profonda capacità di fidarsi di te come attore e di farti sentire il proprietario del personaggio. Si affida a te affinché tu porti avanti la narrazione a livello emotivo. Ti ha ingaggiato, ti ha scelto per uno scopo preciso: questo ti dà una grande forza, un profondo senso di potere, una responsabilità che non devi tradire.

Il film porta avanti il tema della riflessione sulle radici della violenza.
Scorsese: Sono rimasto profondamente toccato dal personaggio di Teddy e dalla sua sofferenza. La violenza ha avuto un impatto molto formativo su di lui. Tutto questo mi ha fatto pensare a chi siamo come esseri umani, quanto c’è in noi di istintivamente violento, fino a che punto questa violenza può essere controllata e qual è il debito che dobbiamo pagare per essere parte di un mondo violento.

Di Caprio: I grandi personaggi dei film di Martin, da “Taxi Driver” a “Toro Scatenato” sono per loro natura violenti. Ma che cos’è la violenza se non un dolore, una sofferenza interiore che viene rivolta contro il mondo? La natura umana è fatta di sofferenza: si tratta di capire in che modo elaborare il dolore. Da un punto di vista emotivo credo che Teddy sia il personaggio più complesso che io abbia mai interpretato.

[PAGEBREAK]

Nella colonna sonora ci sono dei brani di un compositore italiano, Giacinto Scelsi, ricoverato per disturbi psichici negli stessi anni in cui è ambientato il film.
Scorsese: Devo ammettere che non ne sapevo nulla. Ho semplicemente scelto i brani da inserire nel film e solo dopo son venuto a conoscenza della biografia del compositore. Questi brani sono perfettamente calzanti per accompagnare lo stato psicologico di Teddy, vi traspare tutta la sofferenza dell’autore. C’è un rapporto emotivo diretto tra le immagini e la musica.

Cosa ci dice del volto del Cristo con la corona di spine tatuato sulla schiena di uno dei pazienti?
Scorsese: Sono cattolico e il crocefisso fa parte del mio immaginario. Il film ruota intorno alla natura della sofferenza umana e l’iconografia cattolica si presta in modo particolare a veicolare questo messaggio. Credo sia l’unico riferimento religioso del film.

Sig. Di Caprio, a questo punto della carriera quali sono i suoi obiettivi?
Da quando ho ottenuto il primo ruolo importante ho iniziato a nutrirmi di film per trovare dei modelli cui ispirarmi. Attori come De Niro, James Dean e Montgomery Clift erano i miei eroi, gli esempi da seguire. Da allora la mia aspirazione è sempre stata quella di cercare di realizzare nella mia carriera qualcosa di positivo, come hanno fatto questi grandi attori. Questo potrà richiedere tutta una vita: si tratta di una sete che non si placa mai completamente. D’altronde non mi sento e non mi sono mai sentito arrivato.

Non ha mai pensato di sperimentarsi in qualcosa di completamente diverso rispetto a quello che ha fatto finora?
Non ho specifici obiettivi di mettermi alla prova in un genere in particolare, ho sempre scelto i ruoli in base a quanto fossi toccato dal personaggio e dalla storia. È questo che mi interessa e che continuerò a fare, anche se finisco per essere attratto sempre da personaggi tragici, incasinati e oscuri.

Scroll To Top